Mazzarri-Mancini: come ti cambio l’Inter

Sembra passato pochissimo da quel 14 Novembre, giorno in cui fu esonerato Mazzarri e conseguentemente richiamato a casa il figliol prodigo Roberto Mancini. E invece no. Son passati ormai quasi due mesi e a due giornate dalla fine del girone di andata l’Inter si trova nella parte destra della classifica, a 22 punti e sotto squadre con evidente valore inferiore (con tutto il rispetto per Sassuolo, Palermo e co.).

A 56 giorni del ritorno del tecnico jesino di cose ne son successe. Alcune anche sorprendenti. Ma partiamo dall’inizio. Pronti via e sotto con il derby pareggiato 1-1 con quei cugini che solo una settimana prima sembravano (addirittura) irraggiungibili. Dopo in fila Roma fuori casa, persa dagli uomini di Mancini 4-2 con evidenti cenni positivi contro la seconda della classe, poi la debacle del secondo tempo e l’1-2 in casa contro l’Udinese degli ex-Inter Strama-Deki; dopodichè vittoria con Chievo e pareggio che sa di rimpianto con l’ottima Lazio di Pioli. Queste sfide di campionato accompagnate da salsa europea chiamata “Europa League”. Quattro punti e qualificazione in tasca con gli ucraini del Dnipro e con gli azeri del Qarabag. Nuovo anno iniziato col quasi-colpaccio a Torino che nel giorno dell’Epifania mette sotto la Juve per un tempo e sfiora i 3 punti.

Cambiamenti principali sono gioco più veloce e propositivo, difesa a 4, voglia di vincere e la ricerca, almeno degli uomini migliori, delle giocate vincenti. E fin qui ok, son cose che avrà notato chiunque. Invece, c’è un invece. Per i tifosi nerazzurri, il cambio in panchina ha portato molto più di qualche risultato “positivo” e cambio di atteggiamento della squadra. Con il ritorno a casa del Mancio si è avuta una vera e propria rivoluzione interna ed esterna. Quella interna ha portato entusiasmo tra i giocatori stessi, voglia di andare a giocare ogni partita con la grinta giusta (grinta, non nervosismo mazzarriano), mentalità vincente e voglia-forza di andare a ribaltare il risultato nelle partite iniziate, ormai abitualmente, in svantaggio. La rivoluzione esterna però è quella a cui voglio dare più risalto. Chi di voi avrebbe scommesso fino a 2 mesi fa che l’Inter potesse essere addirittura scelta da giocatori del calibro internazionale come Podolski e Shaqiri? Chi avrebbe pensato che il Presidente nerazzurro avesse la voglia e la possibilità di spendere quattrini nonostante il vigente FPF?

La svolta è tutta qui. L’Inter del Mancio ha ancora quel fascino che sembrava aver perso in questi anni in cui non si è vinto nulla. L’Inter ha ancora appeal per giocatori giovani come Shaqiri che vogliono vincere e affermarsi a livello internazionale. Delle operazioni di mercato come quelle avute nei giorni scorsi non si vedevano dai tempi di Mourinho. I giocatori che scelgono di onorare una maglia e non società che fa di tutto per farsi scegliere tra le altre magari offrendo di più. In entrata giovani, vedi Susic, con talento da vendere (garantisce il nostro Mister).

Il messaggio del Mancio è chiaro dal primo giorno. Qui, a casa, vuole vincere e vuole portare avanti un progetto (allora un progetto esiste davvero!) iniziato un anno fa con una proprietà nuova. Non è a Milano in vacanza. Mancini per l’Inter in questo momento significa tante cose. Significa esperienza, significa uomo forte a cui tifosi e società possono affidarsi, significa rinascita, significa vittoria, si spera.

Nel frattempo, ritrovato blasone e appeal da vera Inter. Ora sotto con i trofei, i tifosi Nerazzurri non si accontentano mica…