Mazzarri e l’avversione per i giovani: Inter, non è la via giusta per rifondare

ritornello è noto da tempo: “Mazzarri non è il tecnico ideale per valorizzare i giovani in organico”. A Napoli lo hanno ripetuto per anni, all’Inter stanno iniziando ad abituarsi. Il tecnico toscano ha più volte dimostrato di saper tirare fuori il meglio dai suoi esterni e di saper valorizzare le caratteristiche dei suoi difensori, ma con gli ‘under’ non ha mai avuto particolare feeling.

Probabilmente questo limite palesato da Mazzarri è diretta conseguenza di un’altra caratteristica che è valsa spesso pesanti critiche all’allenatore livornese: la nota storia dei ‘titolarissimi’ e lo scarso impiego degli altri componenti della rosa va inevitabilmente a ridurre le chances per i giocatori più acerbi.

Curiosa risulta dunque la scelta dell’Inter che, proprio nell’anno della ‘rifondazione’, del cambio della proprietà e del rilancio, ha deciso di affidare proprio a Mazzarri la gestione della squadra e, seppur indirettamente, quella del mercato. Ma come? – verrebbe da dire – E Icardi, Belfodil e Kovacic? Presto detto. Lo stesso Mazzarri ai microfoni da ‘Radio Capital’, non più tardi di qualche settimana fa, ha precisato: “Non li ho chiesti io, me li sono ritrovati qua. In una piazza come l’Inter i giovani devono capire che c’è una responsabilità diversa”. Come a dire, avrei preferito giocatori più esperti, non loro.

E a conferma di ciò, basta consultare il minutaggio. Belfodil impiegato col contagocce e lasciato partire a gennaio, Icardi che – tra un infortunio e un tweet – non è stato impiegato nemmeno una volta dal primo minuto, Kovacic reclamato a gran voce dai tifosi e spesso tenuto in naftalina per dar spazio a Cambiasso e Kuzmanovic, Taider ‘lanciato’ e poi in fretta accatastato nel dimenticatoio.

Curioso è anche il caso di Ruben Botta. Recuperato dall’infortunio e rientrato dal prestito al Livorno, il giovane argentino sembrava destinato a finire al Torino nell’ambito dell’affare D’Ambrosio, ma Mazzarri si è battuto per tenerlo in organico. Il risultato? 76 minuti totalizzati e nessuna apparizione durata più di mezzora. E Wallace? Appena 39 minuti e poi il nulla, con l’ultima apparizione datata 20 ottobre 2013.

Riuscire nell’intento di formare un organico più giovane senza mai (o quasi) concedere spazio ai talenti più promettenti appare un’impresa impossibile. E se la somma dei minuti giocati da Kovacic, Taider, Icardi, Belfodil, Botta e Wallace è superiore di appena 402 minuti rispetto al totale dei minuti trascorsi in campo da Rodrigo Palacio – che, per inciso, di anni ne ha 32 – la strada non sembra essere proprio quella giusta.

La Roma, anch’essa chiamata ad una sorta di ‘rivoluzione’ dopo due stagioni fallimentari, ha puntato con decisione su Pjanic, Florenzi, Destro, Dodò e Ljajic, per citarne alcuni. Nell’Inter, l’unico ‘Under 23’ a trovare spazio con regolarità é Juan Jesus, tutti gli altri non fanno parte della ‘Top 11’ dei giocatori impiegati per un maggior numero di minuti.

Ma niente di imprevedibile. Anche a Napoli Mazzarri, apprezzatissimo per i risultati, non raccolse tantissimi consensi in merito all’utilizzo e allo svezzamento dei giovani talenti: Edu Vargas fu poco più che una meteora, di El Kaddouri si persero subito le tracce e lo stesso Federico Fernandez fu spinto a fare le valigie. E che dire del 18enne Poli che ai tempi della Sampdoria fu impiegato per appena 3 minuti nell’arco di un’intera stagione prima di consacrarsi, appena qualche mese dopo, a Sassuolo?

Insomma, tra i tanti pregi del Mazzarri allenatore non c’è mai stato quello di valorizzare i giovani in organico rendendoli calciatori maturi. Ma la storia era già ben nota a tutti.  Allora perché puntare su di lui per un progetto diametralmente opposto alla sua visione di calcio?

Fonte: goal.com