Mazzarri che combini? Tra scuse e cattive gestioni, l’EL ora è a rischio!

Walter MazzarriEnnesimo pareggio, ennesima partita incolore, ennesimi punti persi. Anche ieri sera non siamo andati oltre il 2-2 e la cosa più spaventosa è che abbiamo collezionato solo 3 punti contro Atalanta, Udinese, Livorno e Bologna. Mazzarri però può rallegrarsi, perché i “fatidici” 50 punti, raggiungibili anche solo con i ragazzini, sono arrivati. Il paradosso, però, è che ieri sera proprio i “ragazzini inesperti e non abituati ad una squadra come l’Inter” hanno brillato a dispetto di alcuni “senatori” che ormai Mazzarri manda in pasto ai tifosi.

Tra i tanti “meriti” del mago Walter, infatti, c’è anche la cattiva gestione degli eroi del Triplete, che adesso stanno diventando gli zimbelli della squadra e dei tifosi. Prima Zanetti, poi Milito… di certo giocatori come loro non meritano di chiudere la loro avventura in nerazzurro in questo modo. Prendiamo ad esempio il Principe: far tirare a lui un rigore decisivo come quello di ieri sera  sembra l’ennesima cavolata dettata dalla panchina. Ammesso e non concesso che fosse stato lui il primo rigorista, sarebbe stato di certo più conveniente far andare dal dischetto Icardi, in serata di gloria, o anche Palacio, stremato, ma pur sempre più affidabile. Il rischio è che dopo 4 anni di successi, di glorie, di gol pazzeschi e di finali incredibili, che portano tutte la sua firma, Diego Milito rischia davvero di finirla così, con un rigore sbagliato, nel suo stadio. Oltre ad essere una grande ingiustizia verso il giocatore, la vedo anche come una profonda mancanza di rispetto verso i tifosi da parte dell’allenatore, che ancora una volta scarica le responsabilità ai giocatori: “Io non ho deciso nulla, si sono messi d’accordo loro in area di rigore…”

Ormai è diventata un’abitudine dell’allenatore, l’ennesima insopportabile, quella di trovare scuse ovunque:  prima era colpa di Kovacic, poi della sfortuna, poi dei rigori negati, adesso di Milito o addirittura del destino. La sua mano non c’è mai, lui, stakanovista del campo, non ha mai alcuna colpa al punto da concludere un’intervista dicendo: “Stasera doveva andar così, era destino…”. Se tutto fosse già scritto, non avrebbe nemmeno senso guardare le partite. Ma d’altronde con lo stesso modulo da inizio campionato, con gli stessi uomini, caricati di un’ansia assurda, ma limitati allo stesso compitino di sempre, c’è poco da fare. L’equilibrio tattico tanto ostentato da Mazzarri sta diventando un’arma a doppio taglio, perché se da un lato ormai i giocatori sanno dove essere e cosa fare, dall’altro le avversarie non hanno quasi più bisogno di studiarci, perché si limita tutto al solito copione. Poi, ovvio, può capitare un filo d’erba bagnato e scivola Rolando, o può per qualche attimo Guarin diventare daltonico  e fare assist agli avversari, e allora sì che si spiegano i gol subiti, che ti regalano magari uno dei momenti più “adrenalinici” della partita, per l’assurdità con cui si sviluppano.

L’Inter un tempo era “pazza” per ben altri motivi, adesso invece sembra una bestia ferita che si trascina a fine campionato, quando forse porrà fine alle sue sofferenze. Ed è il tutto di una tristezza assurda. L’Inter un tempo era gioia per i suoi tifosi, adesso diventa quasi un motivo di frustrazione. Ogni partita non sembra mai chiusa, anche col doppio vantaggio. Noi, come i giocatori, viviamo nell’ansia di subire gol, di vedere quei tre punti scivolarci via e quasi sempre succede per davvero.

Adesso la qualificazione in Europa si complica e la speranza è che Thohir apra gli occhi presto. Un’altra annata come questa è davvero insostenibile. Pare che gli interisti non abbiano più il diritto di sognare, perché c’è sempre quell’ “uomo nero” pronto a farti sprofondare nell’incubo.