Mazzarri: “Ce la giochiamo con tutti, il nostro modello è l’Atletico”

Walter Mazzarri
Walter Mazzarri

Alla vigilia della sfida con la SampWalter Mazzarri prova a scuotere l’Inter dopo 3 punti nelle ultime 4 gare: “Ci sono stati degli errori, ma in questa stagione la squadra ha sempre fatto la partita. Ce la possiamo giocare con tutti”. La volata Europa League è aperta: “Siamo pronti, ma è un anno particolare…”. Su Icardi: “Calcisticamente è cresciuto tanto, ora si comporti da professionista. Il nostro modello per ripartire? L’Atletico Madrid”.

In vista della Samp è più importante tornare sugli errori commessi nelle ultime quattro gare o vanno messi da parte?
“Esistono errori ed errori. Di solito li correggiamo il martedì dopo la partita, ma ce ne sono alcuni che non c’entrano niente con l’organizzazione. Sono individuali e in quel caso si parla col diretto interessato. Ogni partita c’è sempre qualcosa da correggere e l’abbiamo fatto. E’ il mio modo di lavorare per far crescere le squadre”.

La squadra ti dà garanzie per il finale di stagione?
“Molte volte ci ha tradito il risultato, a volte commettiamo noi degli errori banali. E’ una storia che si ripete un po’ troppo. Ma in generale ho visto sempre un atteggiamento tattico ben delineato, ce la possiamo giocare sempre con tutti. La cosa positiva è che dobbiamo lavorare solo su noi stessi, spesso l’andamento delle partite l’abbiamo deciso noi col nostro atteggiamento”.

Consigli a Icardi?
“Ci ho parlato, ma credo che questo ragazzo dal punto di vista calcistico lo stiamo facendo crescere. Lui deve pensare solo a giocare, deve trarre il meglio da queste situazioni, dare il meglio. Deve avere un comportamento consono per un professionista di questi livelli”.

Una valutazione su Kovacic
“Kovacic è molto giovane, credo che abbia capito alcune cose su cui abbiamo lavorato tutto l’anno. E’ cresciuto sotto il profilo dell’attenzione, della conclusione, dell’ultimo passaggio. In entrambe le fasi. E’ un capitale dell’Inter anche per il prossimo anno, sarà un giocatore importante della nuova rosa”.

Cosa le dà fiducia per queste ultime sei partite?
“Sono fiducioso da un punto di vista della prestazione. Abbiamo tenuto il campo sempre in un certo modo, tranne in 3-4 partite. Le valutazioni vanno fatte con equilibrio e attenzione. Non ho mai visto la squadra in sofferenza. Ha raccolto meno per sfortuna e disattenzioni. La squadra ha un filo logico ed è organizzata”.

Le difficoltà di D’Ambrosio sono più fisiche o tattiche?
“Vive un processo d’adattamento. Fare il salto di qualità, quando c’è pressione, non è facile. Ma lui è intelligente e ha voglia di migliorarsi. Sta crescendo”.

Le squadre italiane sono così lontane dai top club europei?
“C’è stata un po’ di recessione nel nostro calcio. E’ un periodo di transizione. Da ora in poi bisogna avere pazienza e puntare di più sul lavoro, perché non puoi prendere i top giocatori dato che mancano le risorse. Anche voi dovreste dare una mano al movimento: non solo parlando del risultato ma anche della prestazione. Solo così si può crescere”.

Dici questo perché all’Inter non arriveranno top player?
“Io ho sempre lavorato così, è un aspetto che mi gasa e non mi spaventa”.

Ti è mai capitato di fissare un allenamento alla mattina, o una seduta extra, per una partita che non vale nulla?
“No, non l’ho mai fatto. Ma magari ho fatto altri interventi, altre cose. Quando un allnatore sposa un progetto, cerca di fare il meglio”

L’Atletico Madrid può essere un modello per l’Inter?
“Non ci ho mai riflettuto, ma dico di sì. Ha venduto molti giocatori, ha ricostruito e ha creato una filosofia. In passato anche il Barcellona ha dovuto avere pazienza, ripartendo dal settore giovanile e dal lavoro”.

Esistono gli allenatori auto-lesionisti?
“Se hai 25 giocatori a disposizione e ne giocano 11, quando non arriva il risultato è ovvio che ti criticano. E’ una cosa che vale sempre, mi è successo che il presidente mi chiamasse per dirmi perché non hai fatto giocare quello o quell’altro”.

Moratti, un esperto di crisi e risultati negativi, cosa le ha detto?
“E’ stato un esperto anche di risultati buoni. Comunque è stata una bella visita. Non ci siamo detti nulla di particolare, e comunque le considerazioni rimangono fra di noi”.

Con la Samp conta di più sulla forza offensiva o sull’attenzione difensiva?
“Una squadra che vuole essere protagonista deve lasciare pochi spazi. L’attenzione difensiva ti permette di esprimere un buon calcio in fase offensiva. Certo che a noi fanno gol giocatori che non segnano da anni…”.

Questa tendenza di subire rimonte è dettata solo da episodi?
“Questo è un anno particolare. Quando giochi bene e hai sbloccato la partita, magari ti rilassi perché pensi di aver vinto. Questo è lo step più importante che bisogna fare. Quando le cose succedono troppe volte vuol dire che non è solo sfortuna, ma esistono delle carenze su cui lavorare”.

Lotta per l’Europa League: l’ultima giornata potrebbe essere decisiva. L’Inter, per come sta, è pronta per questa volata?
“Per come valuto io le cose, a livello di prestazione è pronta. Ma ho già detto che è un anno particolare, vedo cose che di solito non mi sono mai successe. Con Livorno e Bologna abbiamo perso 4 punti a tre minuti dalla fine… Poche volte abbiamo meritato di non vincere”.

Ha pensato a una quota punti per l’Europa?
“No, perché quando l’ho fatto i conti non sono tornati. I calcoli non conviene farli”.

Hernanes è stato preso per la sua duttilità: può tornare utile da trequartista?
“E’ uno dei ruoli che ha fatto di più. Ma se vuoi una squadra con più qualità, anche in prospettiva, devi utilizzare più giocatori tecnici. Comunque sono delle cose da analizzare volta per volta”.

Quanto incide l’assenza di Mihajlovic in panchina?
“Lo stadio di per sé carica i giocatori. L’allenatore in panchina può intervenire, dare dritte. A me è successo parecchie volte di essere squalificato e molte volte si è vinto. E’ sempre meglio essere lì, ma non è detto che valga sempre”.

L’Inter arriva allo sprint finale con 9 diffidati: risparmierà qualche giocatore?
“Non voglio pensarci. In difesa abbiamo un numero sufficiente di giocatori. Gli altri diffidati sono sparsi nei ruoli, ma non possiamo fare tanti calcoli. Farò la formazione migliore”.

Secondo lei per provare moduli diversi occorrerebbe maggior qualità in difesa?
“L’anno prossimo, sin dal ritiro estivo, voglio allenare subito il 4-3-2-1 e il 4-3-1-2, ovviamente devo avere i giocatori giusti per fare questo tipo di calcio. Ma non conta tanto il modulo, bensì l’organizzazione e i meccanismi. Vedi la Juve, eliminata in Champions e ora in semifinale di Europa League. Conte prima non faceva la difesa a tre, poi ha cominciato a farla. Se hai buoni giocatori, puoi fare tutto”.

Fonte: sportmediaset.mediaset.it