Icardi merita la Nazionale Albiceleste, ma Martino lo esclude perché…

È proprio il caso di dirlo. Il nostro cannoniere, Maurito Icardi, che guarda caso è uno tra i più prolifici dell’intera Serie A, nella nazionale argentina non trova un posto. E non si parla della formazione titolare, ma addirittura della rosa dei convocati, per gli incontri internazionali. La sua prima chiamata risale all’ottobre 2013, quando l’allenatore Alejandro Sabella gli concesse uno scampolo di partita contro l’Uruguay. Da allora le cose sono cambiate e notevolmente, sia per la nazionale albiceleste che per il bomber nerazzurro. Per quel che concerne la federazione sudamericana, nel ruolo di commissario tecnico, Sabella è stato sostituito da Gerardo ‘Tata’ Martino, ex-allenatore del Barcellona, mentre Mauro Icardi, è riuscito ad affermarsi come uno tra i migliori attaccanti della Serie A 2014/15, con quindici reti all’attivo sinora. E allora?

Risalgono a poco dopo il match contro il Napoli, le parole di Martino nei confronti della punta di Rosario, che di fatto, non lasciano scampo riguardo la sua assenza in nazionale.

Rispetto Icardi – ha detto il CT argentino – e non mi sembra che le cose calcistiche siano un grande impedimento. Però se mi chiedono se mi piaccia il suo comportamento, io dico di no e che vorrei si parlasse di lui solo per cose calcistiche. Questo, però, non significa che lo scarti in assoluto“.

Parole al vetriolo da parte dell’allenatore, che lasciano, a dire il vero, molte perplessità. Icardi infatti, pur di indossare la maglia dell’Argentina, ha rifiutato le lusinghe della federazione italiana, e finora la scelta costa cara al giocatore, desideroso di mettersi in mostra con i palcoscenici internazionali, come i prossimi mondiali del 2018. A quell’epoca il giocatore avrà 25 anni, e sarà nel pieno della maturazione calcistica, che fino a prova contraria, dovrebbe essere l’unico parametro, per giudicare l’idoneità di un giocatore. La vita privata, non dovrebbe intaccare quella professionale, specialmente nei giudizi di un selezionatore che deve valutare attentamente (solo) il lato sportivo. Dove sembra che il giocatore stia facendo il suo sporco lavoro d’altro canto. Ed è lo stesso motivo per cui bisogna fortemente credere in lui. Con pregi e difetti, che sono il bello di ogni calciatore.