Mateo, incomprensioni e speranze del talento (ancora) inespresso

Faccia a terra, sdraiato prono sul prato di San Siro. Il 10 che ondeggia sulle spalle, scosso dall’insolito vento freddo di primavera. Mateo Kovacic ha appena sbagliato un pallone lungo e al “Meazza” iniziano a rimbombare i fischi. Il giovane di Linz ascolta, inerme, a terra. Altre 10 maglie nerazzurre corrono attorno a lui senza saper fare altro che osservare la nave nerazzurra che piano piano affonda. I tifosi interisti ce l’hanno anche con lui.

I tifosi beccano tutti e Kovacic è il simbolo di una stagione nata sotto le migliori aspettative e naufragata ai primi soli di marzo. L’Inter è finita e Kovacic non riesce a guadare il fiume che divide un talento dall’essere acerbo all’affermarsi. Dall’ex Dinamo Zagabria ci si aspettava tanto, tantissimo, tuttavia i presagi di inizio stagione non sono stati rispettati. C’è già chi lo bolla come ‘’flop’’ senza rendersi conto della situazione in cui versa la squadra. E, probabilmente, senza aver mai visto il vero Mateo. Perché è giusto criticare tutto e tutti quando le cose vanno male, ma non bisognerebbe mai perdere di vista l’obiettività delle cose. Mateo Kovacic è un talento e va preservato. Mancini lo sta facendo crescere in mezzo alla tempesta, ma l’ambiente sembra non avere tempo. Cos’è giusto, quindi?

SPERANZE… – Non appena arrivato a Milano, Mateo Kovacic mostra subito di avere qualità fuori dal comune. Tocco di palla afrodisiaco, scatto nello stretto abbacinante, visione di gioco devastante. Il tutto ad appena 17 anni. Il sentimento comune é: non appena mette su un po’ di muscoli e si ambienta nel calcio italiano, questo ragazzo esplode. Il finale di stagione sotto il comando di Stramaccioni rasenta la tragedia sportiva e uno dei pochi barlumi di speranza è rappresentato proprio dal ragazzo che con grande personalità si è messo la numero 10 sulle spalle e ha provato fin da subito a fare la differenza. In estate Strama va via e al suo posto arriva Walter Mazzarri. WM dedica molto tempo ad un vero e proprio indottrinamento di Kovacic riguardo i principi di copertura e pressing che il suo calcio impone, tentando di migliorarlo in quella che è la vera pecca del suo gioco: la fase difensiva. Ma il tecnico toscano, assieme ai suoi collaboratori, non si ferma qui e spinge Mateo a migliorarsi anche sotto il punto di vista dell’inserimento e del tiro in porta. Mazzarri azzarda un paragone con Hamsik, anche se forse Kovacic ha bisogno di toccare poche volte il pallone per essere davvero efficace. Ma soprattutto, Kovacic non è ancora in grado di impostare l’azione, quindi sente molto la mancanza di un regista (Hernanes non può ricoprire quel ruolo, avendo anche lui caratteristiche esclusivamente da mezzala) che gli fornisce i palloni giusti per inserirsi e spaccare le difese avversarie. L’apprendistato di Kovacic è lento e doloroso, conta diverse panchine ma verso la fine della stagione il talento sembra ormai sbocciato: la partita contro la Lazio è sintomatica del prorompente impatto del croato sull’Inter e si arriva all’inizio di questa stagione carichi di aspettative. Tuttavia una questione rimane ancora irrisolta: dove può giocare Mateo Kovacic?

… E INCOMPRENSIONI – Davanti alla difesa no, perché non è ancora in grado di gestire il flusso di gioco della squadra ma soprattutto patisce molto quando la palla ce l’hanno gli avversari, non riuscendo a contrastare e soffrendo fisicamente. Trequartista no, perché ha bisogno di spazio davanti a sé per far esplodere la sua velocità, anche se le caratteristiche per dettare l’ultimo passaggio le avrebbe tutte. Insomma, non si sa bene dove mettere Kovacic e, quando arriva Mancini, piano piano Mateo scompare dalla distinta dei titolari, finendo spesso e volentieri a scaldare la panchina. Mancio non si dice preoccupato per questo, “ha vent’anni, il ragazzo si farà, deve stare tranquillo”, chiosa in conferenza stampa quando gli viene chiesto di commentare le parole del suo procuratore, chiarendo poi stizzito: “Se io ho qualcosa da dire a Kovacic, la dico a lui. Non conosco il suo procuratore e non voglio conoscerlo”. Addirittura si è parlato di una possibile cessione multimilionaria all’Everton per 35 milioni, tanto il sorriso di Kovacic si è spento e ha bisogno di cambiare area. La verità è che, per esplodere definitivamente, il talento di Linz ha bisogno -come tutti i giovani- di pazienza. E’ calcio, non matematica, non esistono equazioni perfette. Magari dalla prossima settimana Kovacic farà il definitivo salto di qualità e isserà l’Inter alla qualificazione in Europa, magari si dovrà aspettare qualche mese, ma l’ipotesi della cessione sembra davvero assurda. Ha caratteristiche atipiche per il calcio italiano, ma non per questo deve essere bollato come inadatto. Troppe pause ancora, è vero, perché a vent’anni si ha per forza di cose qualche problema d’assestamento. Forse solo i giovani possono capire i giovani, ma è anche vero che solo chi è passato per certe situazioni può fornire la giusta spalla per trovare la propria strada. Ecco perché, in un centrocampo con più esperienza, potrebbe beneficiare degli inserimenti che Mancini vuole fare alla rosa: Yaya Touré, Toulalan, Thiago Motta, fornirebbero a Kovacic quella sorta di consulto e protezione di cui ha bisogno. Partendo dalla sua base di talento ed ecletticità, il numero 10 nerazzurro è un progetto di fenomeno, non può essere sprecato in un’Inter mediocre e sacrificato sull’altare del bilancio. C’è bisogno di tempo. Non troppo, ma quello che va concesso ad un ragazzo di vent’anni. Perché è giusto così.

FONTEfcinternews.it