Mancini: non stuprò con la maglia dell’Inter

Qui sta il punto della questione. Amantino è tornato alle cronache negli ultimi giorni non per i suoi doppi passi ma per la storia dello stupro avvenuto la notte tra l’8 e il 9 dicembre 2010 a una festa organizzata da Ronaldinho, giocatore all’epoca del Milan, dove il buon Mancini si adoperò nel violentare una giovane modella connazionale dell’ala di Belo Horizonte. Risultato, 2 anni e 8 mesi richiesti per l’osceno gesto di questo pseudo-uomo. Ebbene, direte voi, dov’è il problema? È che ci ritroviamo ancora una volta di fronte all’ormai celeberrima prostituzione intellettuale, cavallo di battaglia sì ma anche grande verità teorizzata proprio da José Mourinho, lo Special One, quel Mourinho che volle fortemente Mancini per poi liberarsene spedendolo ai rossoneri con una mossa perfetta in quel benedetto mercato di gennaio del 2010, quel Mourinho che Amantino delegittimò in conferenza stampa di presentazione al Milan dicendo che “non è più il mio tecnico, ora c’è Leonardo. Uno che di calcio ne capisce”. Meno di Mourinho però, e parlano i trofei.
A cosa è legata la prostituzione intellettuale? Molto semplice e chiaro, ma forse non agli occhi di tutti. Nel riferire la notizia i vari quotidiani, agenzie, portali online, sembrano aver magicamente dimenticato che il signor Mancini Amantino ha vestito la casacca rossonera. Leggiamo ovunque di Inter e Roma, eppure quella parentesi rossonera se la sono scordata – aggiungerei magicamente – tutti. Ma come, è sparito il periodo al Milan di quel Mancini che tanto era stato voluto, che era indispensabile per far rifiatare gli avanti rossoneri e che Galliani sentiva come un “colpo utile viste le necessità”. L’Inter compare sempre, il Milan – tranne rarissime eccezioni che applaudiamo, come la Gazzetta – praticamente mai. Eppure, i più attenti avranno notato che nei 6 mesi trascorsi in rossonero Amantino totalizzò 7 gettoni di presenza e 0 gol all’attivo, con ancora le imprecazioni dei tifosi milanisti per quel pallone sparato addosso a De Sanctis a due passi dalla porta in un Milan-Napoli che poteva riaprire i discorsi tricolore. Già, 7 gettoni, quando all’Inter ne mise insieme solo 19 in più, però in due anni. Una differenza non abissale, anzi, però il Milan in questi discorsi non deve entrarci, non esiste, anche se il festino era organizzato dal buon Ronaldinho, ai tempi rossonero.
E dunque, il lungo declino di un giocatore affondato nelle sue disgrazie e che in casa Milan hanno voluto cancellare: un bidone allucinante, ma a rimuovere questo ricordo a Milanello sono stati bravissimi. Forse, troppo.

Fonte: fcinternews.it