Mancini: “Non so per quale motivo sono tornato all’Inter, forse l’ho fatto per…”

Roberto Mancini a cuore aperto: l’allenatore dell’Inter si confessa ai microfoni di BocconiTv, il canale ufficiale della nota università milanese, per il programma SportFrame, parlando degli argomenti più svariati attraverso alcune immagini della sua carriera. In primo luogo, si parla della sua avventura alla Sampdoria, culminata con la conquista dello scudetto 1991: “E’ stata quasi metà della mia vita, avendo giocato quindici anni in una squadra non di grande blasone. Gianluca Vialli è un mio grande amico, abbiamo passato otto anni insieme, quando eravamo giovani e potevamo cazzeggiare”.

IL GOL DI TACCO IN LAZIO-PARMA – “Bisogna anche avere un po’ di fortuna… Però è stato un gol bello, importante; ricordo Christian Vieri che mi diceva: ‘Hai visto cosa hai fatto?’. I gol sono tutti belli, quando sono un po’ particolari sono ancora più belli”.

LO SCUDETTO 2008 – “Una grande soddisfazione, è stato l’ultimo trofeo all’Inter, vinto a Parma in un campionato appassionante. Pioveva fortissimo, poi diciamo che Zlatan Ibrahimovic ha messo una pezza. Però fu un campionato meritato”.

LA VITTORIA DELLA PREMIER LEAGUE – “E’ stata non come Parma ma quasi, perché al 90esimo eravamo sotto 2-1 e in quel momento pensai che non poteva finire così; è stato un campionato dominato, dove siamo stati avanti otto punti ma poi siamo tornati indietro a otto punti a cinque giornate dalla fine; con lo United è difficile recuperare, ma grazie a Sergio Aguero e Edin Dzeko, oltre che a Mario Balotelli che ha fatto una cosa buona avendo messo la palla per Aguero in scivolata siamo riusciti a vincere. E’ stata una grande soddisfazione, anche perché in Inghilterra gli italiani non sono visti benissimo”.

IL GALATASARAY E LA CHAMPIONS – “Nella gara di andata col Chelsea meritavamo di vincere, però loro avevano una rosa superiore: è stato giusto così. Comunque abbiamo eliminato la Juventus, direi che fu una bella esperienza per il Gala: l’ottavo di finale fu un buona cosa”.

IBRAHIMOVIC E BALOTELLI – “Mario quando era normale? (Ride, ndr). Secondo me Mario vuole imitare Zlatan, che ha accumulato un’esperienza e una qualità che Mario deve ancora acquisire nonostante giochi da tanti anni. Avrebbe le possibilità; in quei tempi lì erano straordinari insieme, Mario all’epoca non pensava molto al calcio”

JAVIER ZANETTI – “Un esempio, non solo per gli interisti ma per tutti: per il ragazzo che è e per il professionista che è stato, e per il suo impegno nel sociale. Se fossero tutti come lui, sarebbe facile fare l’allenatore, ma purtroppo non sono tutti come Javier”.

AMBASCIATORE UNICEF – “Non so perché, me lo sono chiesto… E’ una cosa che va meritata, però per me è stato un grande onore riceverla e spero di essere utile alla causa e di saperla meritare”.

IL RAPPORTO COI SOCIAL – “Ho iniziato da poco, non ero molto pratico. Non sono come i miei figli che in un secondo fanno tutto, però mi trovo bene… Io sono per i giovani, sotto ogni aspetto”.

IL RITORNO ALL’INTER – “Se mi domandi perché non lo so, stavo molto bene e programmavo già settimane di vacanza e i miei 50 anni. Non so perché ho fatto questa scelta, penso non si debba mai tornare dove si è già stati e si è fatto bene, però forse è l’affetto che avevo per l’Inter, dove ho passato quattro anni, che mi ha portato ad accettare. Vediamo alla fine”.

Infine, una battuta: “Sono arrivato a 50 anni, quando vedevo mio padre a 40 anni pensavo fosse vecchio. Io sarò sempre per aiutare i giovani a diventare qualcuno. Se stiamo dietro a chi c’è in Italia adesso… Cercate di essere sempre sinceri, anche sbagliando perché non si può essere sempre perfetti”.

FONTEfcinternews.it