Mancini, lo scudetto e quel brusco addio “Io ci credevo tanto”

Roberto Mancini e il suo cuore… nerazzurro. L’addio, consensuale, ad agosto. Lo sguardo, il suo, sull’Inter prima di De Boer ora di Pioli. E qualcosa che gli resta dentro per dire: “Peccato, questa era l‘anno giusto per essere alla pari con la Juventus. Non la pretesa dello scudetto, ma il secondo posto sì”.

Racconta: “Con l’Inter non è finita male: abbiamo trovato un accordo con la rescissione consensuale perché non c’erano più le basi per lavorare serenamente. Quando si è nel mezzo di una cessione del club, c’è caos. L’anno scorso siamo stati protagonisti: siamo stati in testa alla classifica dopo 20 giornate, poi siamo rimasti tra il primo, secondo, terzo e quarto posto: occorreva continuare su quella strada lì. Quest’anno sarebbe stato quello in cui avremmo potuto lottare con la Juve: poteva essere un anno molto importante”.

In un’intervista rilasciata a Sky Sport, ha poi aggiunto: “La storia dell’Inter l’ha fatta la famiglia Moratti. La famiglia Zhang ha possibilità economiche per investire nell’Inter ma fare la storia, così come è già stata fatta, non è semplice – ha proseguito soffermandosi sulla nuova e sulla vecchia proprietà – Forse, l’errore più grande è stato mandare via Fassone: un punto di riferimento per tutti”.

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