Mancini e quest’Inter che non migliora mai

Fiorentina, Napoli e Wolfsburg: 3 partite, 2 sconfitte e 1 pareggio, 3 gol segnati e 6 subiti. Tutto in 11 giorni, azzerando quel breve volo (3 vittorie con Palermo, Atalanta e Cagliari, oltre al doppio confronto col Celtic) che aveva indotto ai primi sospiri compiaciuti. Quando si diceva: ecco, ci siamo, Mancini sta guarendo l’Inter, o perlomeno la strada è segnata.

Invece no, invece niente. Siamo punto e daccapo, con quella sensazione -o peggio: quasi certezza- che l’Inter del dopo-Triplete, e se vogliamo del dopo Benitez-Leonardo 2010-2011, non sappia emergere da uno stato di confusione permanente e non migliori. Mai. Dal breve regno di Gasperini alle impennate e depressioni prima di Ranieri poi di Stramaccioni, dal primo, solido, Mazzarri a WM respinto dal mondo-Inter per quel calcio incolore (?) e oggi coi tre mesi e mezzo di Mancini e un ricco mercato di gennaio oltre il quale siamo ancora lì. L’Inter gioca meglio, forse sì. L’Inter rimane un colabrodo: senza forse.

L’allegria difensiva è come un contagio: Handanovic e poi Carrizo, Ranocchia e Juan Jesus, Vidic che era un colosso e si è calato nella parte, in nerazzurro è un disastro, prima Jonathan e Nagatomo, ora Santon e D’Ambrosio, Campagnaro e Andreolli- Gli altri. Chi più chi meno, in una sorta di turn-over nella caccia all’errore e poi a chi tocca tocca: fra i tifosi si scatena la caccia al peggiore: di ogni partita. E stiamo parlando solo di difesa, di strafalcioni personali, ma ci sarebbe anche un listone del peggio a metà campo e in zona-gol. Senza nulla togliere alle responsabilità che competono a Mancini. Visto che dopo tre mesi e mezzo ci si chiede ancora perché.

Il Mancio, di suo, ama ripetersi: prima di ogni partita, “vediamo quanto siamo cresciuti”. Dopo (quasi) ogni partita, “commettiamo troppi errori, inaccettabile”. Il Mancio, di suo, ha proposto una mezz’ora di cambio modulo a Wolfsburg che ha procurato patimenti e un paio di gol regalati: ma perché ha cambiato? Il Mancio, di suo, ci mette l’esperienza, la faccia, la bravura, ma se quest’Inter inabissa anche lui, dopo aver affossato Mazzarri che non è l’ultimo arrivato, davvero non sapremmo a quale panchina affidare i destini nerazzurri.

Mancini, oggi, si sta godendo ancora l’enorme bonus del suo rientro in gruppo, e dei piacevolissimi ricordi del suo quadriennio vincente. Lui stesso, un mese fa, aveva detto che quel bonus dinanzi a troppi rovesci sarebbe fatalmente caduto. Ora quel che serve è un elementare ritorno al successo, venendo a capo del non-impossibile Wolfsburg fra sei giorni. Dopodiché in estate sul mercato si dovrà intervenire con una robusta terapia d’urto. Mancini lo sa.

FONTESport Mediaset