Mancini: “Basta scommesse, vogliamo certezze. Motta può servire. Touré? Vi dico il primo obiettivo di Thohir…”

É un Roberto Mancini che affronta diversi argomenti: dai progetti futuri ai problemi attuali. Il tecnico jesino racconta ai microfoni di TuttoSport il suo modo di intendere il calcio e come al solito le sue parole sono miele per i tifosi nerazzurri. L’Inter nuovamente tra le grandi, si lavora solo per questo, ecco la ricetta:
“Quando c’è da ricostruire bisogna avere pazienza, questo a volte manca in Italia. Bisogna capire che i cicli vincenti hanno un inizio e una fine e poi occorre tempo per ricostruire. É successo anche alla Juve che ha lavorato tra grandi difficoltà passando momenti non semplici, oggi raccolgono quanto fatto in questi anni, anche grazie al fatto di essersi costruiti uno stadio di proprietà. La loro è stata un’annata straordinaria, sono arrivati in fondo a tutte le competizioni e devono essere contenti, in finale può accadere qualsiasi cosa, anche se incontri una squadra forte come il Barcellona. In questo momento i catalani sono la squadra più forte, hanno 4 giocatori incredibili: i tre davanti più Iniesta. Con Messi partono già sull’1-0. Ma ripeto, a Berlino può succedere di tutto, anche perché la Juventus ha un allenatore che sa il fatto suo. La Juve in finale un bel segnale per il nostro calcio? Ritorniamo al discorso della pazienza: noi non ne abbiamo. Se in Europa arrivano in fondo le squadre spagnole, si alza uno e dice che bisogna copiarle. Se l’anno dopo vincono le tedesche, si parla di modello tedesco. Non c’è un modello di calcio: ci sono anni in cui le cose vanno bene e altri in cui vanno male. La Juve è la dimostrazione che il calcio italiano è ancora molto competitivo, nonostante negli ultimi 10 anni abbia perso tanti campioni. Bisogna lavorare bene e avere la capacità di soffrire. Se quest’estate sono stato vicino alla Juve? Non mi hanno mai chiamato, come non mi ha chiamato la Federcalcio per la Nazionale. Diventare ct è una cosa prestigiosa. Dovessero scegliermi, sarei felice. Lo stesso discorso varrebbe anche per qualche altra Nazionale. 

Il tecnico jesino parla anche dell’attaccante della Juventus e minimizza su quelle che erano state le voci relatiche ad un loro litigio ai tempi del City
Capitolo Tevez: “Abbiamo lavorato insieme tre anni e mezzo e si è sempre comportato benissimo, quella è stata solo una parentesi. Carlos è sempre stato un grande giocatore, lo era al West Ham, quindi allo United, al City e ora alla Juve. Ovunque ha giocato ha fatto la differenza. Moratti mi aveva chiamato per chiedermi Balotelli, ma gli dissi che se avesse voluto un giocatore forte avrebbe dovuto prendere Tevez. Non so se il suo arrivo avrebbe cambiato la storia dell’Inter, ma quella del City l’ha cambiata di sicuro. Una volta tornato dal Sud America, Tevez si è messo in condizione e ha fatto dei gol decisivi nella volata contro lo United. Tra l’altro, vi ricordo che l’unico screzio avuto da sottoscritto con Tevez è stato quello di Monaco, ma 24 ore dopo la partita ci ritrovammo a casa mia. Gli dissi che non c’era alcun problema e che quanto accaduto fosse una cosa superata da parte mia. Gli chiesi di decidere il da farsi, lui andò in Argentina, ma al rientro si mise immediatamente in riga. Posso parlare solo bene di Tevez, sia come calciatore, sia come persona. 

Il Credo del Mancio allenatore:Pretendo molto dai giocatori, ma so che in partita possono accadere determinate cose a seguito della pressione. Con Vidic per esempio a Reggio Emilia mi ero arrabbiato perché non mi andavano bene certe cose a livello tecnico e tattico e perché quando dico certe cose, un giocatore deve seguirmi. Per il resto posso avere un diverbio più o meno brusco, ma per me quello è l’ultimo dei problemi. Se l’Inter ha ritrovato un tecnico migliore? Si, perché adesso sono più vecchio. Sono anche più paziente, perché ho avuto esperienze con persone e culture diverse”. 

Impossibile non rivolgere un pensiero a quella che sarà la sfida di sabato sera contro i bianconeri.
Inter-Juve:
“Credo che la rivalità tra queste due squadre debba tornare ad essere solo a livello sportivo. Una partita che mi piace perché c’è lo stadio pieno. Bisogna concentrarsi sui 90 minuti, poi si può vincere o perdere, ma è giunta l’ora di mettere da parte tutte le stupidate. Quanto ci vorrà per dimenticare calciopoli? Non lo so, ma credo che tutti debbano fare qualcosa per uscire da questa situazione. É ridicolo parlare ancora di cose che fanno parte del passato, non se ne può più. É il momento migliore per affrontarli? Non penso, loro sono abituati a scendere in campo ogni tre giorni e a giocare queste partite. Anche se cambierà qualche uomo, chi andrà in campo sarà più fresco e avrà voglia di dimostrare di poter giocare nella squadra che ha appena raggiunto la finale di Champions. Cosa serve per batterli? Continuare a fare quello che sappiamo. Mancando Hernanes e Guarin sarà un po’ più difficile.

Il discorso si sposta poi su quelle che saranno le mosse per riportare l’Inter ai vertici. Tanta riconoscenza a Moratti e medesima stima per Erick Thohir. Sullo sfondo Motta e Touré…
Progetto Inter: 
Prima la nostra era una società a conduzione familiare. Moratti però non è che abbia fatto malissimo, ha vinto tutto quello che c’era da vincere, centrando tutti quelli che erano i suoi obiettivi. Oggi l’Inter è cambiata, ha preso una direzione differente e speriamo sia vincente come è stata l’Inter di Moratti, che per questo club ha fatto non il massimo, ma di più. L’Inter dei due Papi? Si, perché la famiglia Moratti è l’Inter e perché lui è ancora proprietario del 30% del club. La classifica delle ultime dieci giornate ci vede terzi? Però dovevamo svegliarci 15 giornate fa…  avremmo potuto avere 8-9 punti in più, che invece abbiamo buttato all’aria. Abbiamo preso alcuni gol per stupidaggini che non si vedono neanche al campionato giovanissimi. Inutile fare paragoni col passato, con la squadra che era di Zanetti e Cambiasso, l’Inter non è più quella, ma deve lavorare per tornare ad esserlo.
Touré e Motta: All’Inter servono acquisti azzeccati: ora non possiamo permetterci di sbagliare. É chiaro che avere giocatori che aumentano la personalità della squadra può aiutarci. Thiago ha fatto un pezzo di storia dell’Inter, è bravo, ha tecnica ed esperienza. Chiaro che può esserci utile. Su Se sono tranquillo per quanto riguarda Touré? Non è un fatto di essere tranquillo: il mondo è pieno di giocatori forti, basta volerli prendere. Questo è il momento in cui l’Inter deve tornare a giocare la Champions, non esserci è come vedere giocare il Bologna in Serie B: una cosa che non ha senso. Per questo tutti noi dobbiamo cercare di dare il massimo per riportare l’Inter dove merita. Questo, tra l’altro, è il primo obiettivo che ha in testa Erick Thohir. All’Inter serve anche una seconda punta che sia veloce, che faccia un sacco di gol, degli assist e che costi poco. L’ideale sarebbe un Roberto Mancini, ma scherzi a parte, non ci servono scommesse, ma certezze.

Nell’Inter cresce e diventa sempre più forte un ragazzo classe 1993: quel Mauro Icardi in odore di rinnovo, eppure il ct della Nazionale argentina sembra non considerarlo, anche per quelli che sono alcuni suoi atteggiamenti. Questo il pensiero di Mancini: ”Mauro da fuori dà un’impressione diversa da quello che è. Quando sono arrivato lavorava male in allenamento e non aveva l’atteggiamento giusto per migliorare. Dopo un mese si è messo a lavorare per bene e oggi è migliorato tantissimo. Ritengo che una persona vada conosciuta prima di dare giudizi e credo che Martino abbia un’impressione su Icardi che non è quella giusta. Poi è anche vero che l’Argentina ha i migliori attaccanti del mondo.

L’Inter è alle prese anche con il contratto si Samir Handanovic, che potrebbe decidere di lasciare il club nerazzurro e assecondare i suoi desideri di giocare la Champions. Sul portiere sloveno non è ancora detta l’ultima parola. Discorso diverso per Podolski, lui non ha rispettato le attese:
“Podolski non è una scommessa persa, anche se non ha reso per quanto ci aspettassimo. Lui è un ragazzo serio e positivo. Sono contento di averlo conosciuto. Per quanto riguarda Handanovic, so che stanno parlando, Samir vuole giocare la Champions e credo che il suo sia un desiderio legittimo. É stato onesto con noi e se pensa che non arriveremo in Champions neanche l’anno prossimo, magari farà le sue scelte. 

All’Inter serve gente di personalità che sappia guidare il gruppo, e da Udine pare che Dejan Stankovic possa lasciare il club fiulano. Certi accostamenti vengono naturali, ecco come si esprime Mancini in merito:

“Un posto per Stankovic? Dean ha giocato 10 anni nell’Inter e ne ha fatto la storia, per lui c’è sempre un posto qui. Anche in campo”. 

Infine un voto alla stagione:Siamo partiti per arrivare terzi e invece siamo ottavi. Direi un 5,5, che può diventare un 6 stiracchiato se arriviamo in Europa”. 

FONTEfcinter1908.it