Mancini: ”All’Inter per cambiare le cose: dal prossimo anno si lotta per lo scudetto!”

“Abbiamo perso le prime due partite ma siamo cresciuti in fretta. Sono colpito dalla ricettività dei ragazzi. Facciamo i passi giusti”. Roberto Mancini parla al Corriere della Sera in una lunga e interessante intervista. “Sono qui perché penso che l’Inter possa tornare quella che era. Sono qui per cambiare le cose. Pensare al terzo posto mi infastidisce un po’: l’anno prossimo lotteremo per il campionato”.

Fine del grande gelo con Moratti?
“Ma no, nessun gelo. Io me n’ero andato dopo aver vinto, Moratti aveva continuato a vincere: ci siamo divertiti tutti. Ogni Natale lo sentivo per gli auguri. L’Inter ha due presidenti: mi chiama come prima. Solo Paolo Mantovani amava i giocatori più di lui”.

Il vero boss, però, è Thohir. 
“L’ho visto una volta sola e mi ha fatto un’ottima impressione: pratico, svelto. Più vicino ai proprietari delle squadre inglesi che ai nostri presidenti italiani. Ma ci tiene tanto”.

In famiglia come l’hanno presa? 
“Papà mi ha detto: vai subito! Aveva paura che finissi chissà dove… E mio figlio si è molto raccomandato che mi facessi comprare i giocatori”.

Più bello il primo o il secondo debutto con l’Inter? 
“Nel 2004 ero giovane: sedersi sulla panchina dell’Inter non fu facile. A 50 anni, è diverso. L’esperienza all’estero mi ha insegnato tanto”.

Perché Balotelli ha rigato dritto solo con lei, all’Inter e al Manchester City? 
“In nerazzurro con me era un ragazzino: avrebbe fatto qualsiasi cosa, anche pulire gli spogliatoi. Al City, per due anni e mezzo, si è comportato bene. Con Mario non è facile: quello che gli entra da un orecchio, gli esce dall’altro. Ma io lo devo ringraziare”.

Le dispiace che sia il più grande calciatore italiano imploso della storia? 
“Moltissimo. Mario usciva con i miei figli, e il fatto che fossero più o meno coetanei mi ha aiutato a relazionarmi con lui. Come ragazzo, gli voglio un gran bene. È un buono, uno che fa le cose di cuore. Credo che ce la stia mettendo tutta a Liverpool. Dipende solo da lui. È ancora giovane, ha la forza di rialzarsi. La testa? Eeeeeeeh… Deve trovarla. Dopo aver lasciato il City è calato in ogni aspetto del gioco. Ero convinto che al Milan riuscisse a far bene, invece… Io non ho idea di quale possa essere la sua medicina però di certo se lo alleni ti devono pagare doppio: l’indennità Balotelli. Rischia di fare la fine di Adriano. Per altri motivi, ma la stessa”.

I foglietti in campo come sono nati? 
“L’idea mi è venuta al Galatasaray, in Turchia, dove c’era il problema della lingua: io parlavo inglese e loro turco. Funzionano. Sono semplici e immediati. Continuerò a usarli”.

FONTEfcinternews.it