Ljajic, da punto di domanda a trascinatore: la chiave è il ruolo ma soprattutto…

Dopo un inizio di stagione tribolato, Adem Ljajic si è preso l’Inter. Protagonista inatteso e scoperto partita dopo partita il serbo ha trascinato l’Inter che con la sua crescita ha cominciato anche a giocare un calcio più gradevole. La Gazzetta dello Sport ne certifica la crescita: «Da Casper a Factotum, da punto interrogativo a esclamativo. La trasformazione di Adem Ljajic è avvenuta nel giro di un mese effettivo. Il punto di partenza è stato l’assist con cui ha dato a Mauro Icardi il pallone della vittoria a Bologna (27 ottobre), il punto d’arrivo intermedio il 5 dicembre con il gol che ha archiviato il Genoa. Perché sabato c’è l’Udinese e poi la Lazio per chiudere l’anno solare in crescendo. In poco più di un mese il serbo ha messo dentro un po’ di tutto: gol, assist, spunti, idee e anche sacrificio. Soprattutto l’ultimo è quello che Roberto Mancini ha apprezzato di più. Perché il lavoro durante la settimana non è mai stato il suo punto di forza. Unita a un’apparente indolenza durante le partite ne hanno fatto un giocatore dagli inestimabili margini di miglioramento, ma dall’incostanza evidente. Senza tra l’altro avere un ruolo ben definito in campo. Slavisa Jokanovic, il tecnico che nel 2008 al Partizan Belgrado lo fece esordire nel campionato serbo e nei preliminari di Champions League, lo sistemava attaccante esterno. E lì alla fine è tornato sabato con Mancini. Vero, era un 4-4-2, ma a sinistra aveva l’indicazione di spingere e puntare l’avversario per creare la superiorità».