Le mosse del maestro e gli errori dell’allievo

La versione di Zeman. Anzi, la nuova versione di Zeman. Il «match analysis» di Inter- Roma – non spaventatevi, è la relazione tecnico/ tattica sulla partita – conferma quel che si era percepito a occhio nudo: a San Siro il Boemo è stato più furbo, duttile e camaleontico. Andrea Stramaccioni ci è cascato: l’allenatore dell’Inter si aspettava l’Uomo Ragno, si è ritrovato alle prese con Diabolik e non ha azzeccato le contromisure.
Il 4-3-3 non è più dogma Zeman è noto per il 4-3-3, il «suo» sistema. Le squadre «zemaniane» hanno sempre giocato così, con esterni d’attacco furiosi, taglianti e taglienti. Bene, guardate il campetto che mostra le posizioni occupate, in possesso di palla, dai giocatori durante Inter-Roma di domenica sera. Totti dov’è? Sulla trequarti, verso il centro, nella classica postazione del rifinitore: altro che esterno sinistro. E Destro, in teoria attaccante sull’altro lato, dove sta? Tende a spostarsi in mezzo verso l’area, come è logico dato che il ragazzo è punta centrale. Il prodotto finale è il 4-3-1-2, non il 4-3-3.
A un certo punto Totti ha preso in mano il suo destino, ha deciso di assestarsi dove meglio si sentiva. Zeman non si è opposto, l’ha lasciato fare, e il secondo assist del capitano – la bellissima palla per il gol di Osvaldo – è per paradosso sgorgata dal centro-destra, in territori opposti a quelli della collocazione tottiana di partenza. Il grafico dei «tocchi per zona» conferma: Totti ha giocato palloni dappertutto (sinistra, centro e destra). Si è tenuto lontano dall’area, in pratica non vi è entrato, e non ha mai tirato verso Castellazzi: banalmente sono i motivi per cui non ha segnato. Lunghi e con Burdisso staccato Il «match analysis» dice un’altra cosa interessante: domenica la Roma è stata molto «lunga », si è spalmata su quasi 50 metri di campo (49,3 di media, per la precisione). Più «corta» è stata l’Inter (45,6 metri). Il dato contraddice stagioni e stagioni di calcio «zemaniano» e dà una picconata al mito della tipica squadra di Zeman, «compressa » per natura. Non è tutto: osservate la posizione media di Burdisso, non in linea con Castan, l’altro difensore centrale giallorosso.
E’ vero, l’Inter è finita sei volte in fuorigioco, di cui 4 con Milito, cifra che dimostra abilità nel salire in sincronia e coi tempi giusti, però quel Burdisso staccato di qualche metro rispetto a Castan, e con diverse chiusure all’attivo davanti a Stekelenburg, sembra un libero mascherato. Un’eresia, per lo Zeman- pensiero. Roba innominabile e impensabile, eppure un tarlo s’insinua. Difesa zemaniana meno sguaiata e più protetta. Sbilanciati a sinistra Dove ha sbagliato l’Inter, dove Stramaccioni? Sbilanciati a sinistra, questo è il problema. Alvaro Pereira è stato uno dei nerazzurri migliori. Lo dicono i numeri: otto contrasti vinti e otto palloni recuperati. Soltanto Nagatomo gli ha tenuto testa in tema di palloni conquistati (otto anche per il «giap»). Pereira, nelle intenzioni di Stramaccioni, doveva agire da interno sinistro, intermedio come si dice oggi. In pratica si è mosso da esterno, si è allargato, è andato al cross. Ha sentito e assecondato il richiamo della foresta, l’uruguaiano è giocatore di fascia. Il «sinistrismo» di Pereira ha aperto un buco in mezzo, dove Gargano e Guarin si sono ritrovati spesso in inferiorità contro la linea mediana della Roma, molto compatta.
De Rossi (poi Marquinho), Tachtsidis e Florenzi sembravano legati da una corda, tutti e tre a fare massa dietro a Totti, con Florenzi e Marquinho bravissimi a buttarsi dentro, nello spazio, quando si presentava l’occasione. Non è casuale che due dei tre gol siano arrivati grazie agli inserimenti dei satanassi di centrocampo.
L’Inter la partita l’ha persa qui e sulla destra, dove Javier Zanetti è stato protagonista in negativo: 8 palloni scialacquati e colpe specifiche sul primo e sul terzo gol. Che cosa poteva fare Stramaccioni per rimediare? Col senno di poi avrebbe potuto avanzare Zanetti in mediana, far scivolare Pereira al posto di Nagatomo e spostare il giapponese sull’altra fascia: avrebbe recuperato la parità numerica in mezzo e liberato Alvaro dai sensi di colpa per le fughe sui lati. Sull’1-2 «Strama» ha inserito Coutinho, è passato al 4-2-3-1 e si è offerto alle ripartenze alte orchestrate da Totti. ConclusioniNon si hanno 65 anni per caso, il vissuto di Zeman è pesato come un macigno. Il 36enne Stramaccioni si è schiantato sull’esperienza accumulata del Boemo, che non sembra più l’integralista di un tempo. Se «Strama» avesse affrontato lo Zeman 36enne – correva l’anno 1983 e l’allenatore venuto da Praga esercitava al Licata nell’allora C2 -, l’esito sarebbe stato differente. La gavetta è formativa e Zemanha fatto indigestione di serie minori, prima di affacciarsi alla Serie A. Stramaccioni è passato dalla Primavera alla prima squadra dell’Inter, logico che si scotti le dita.

Fonte: blogncc.com