Le involuzioni pericolose del Mazzarri alla Zeman

Dopo 5 giornate di campionato, la prudente, avveduta, accorta, Inter di Mazzarri aveva subito la miseria di due gol: contro la Juve e su rigore contro la Fiorentina. Un motivo di vanto per il tecnico, e per i tifosi, umiliati nella stagione precedente da quella difesa “stramaccioniana”, ipervulnerabile, che avrebbe chiuso il campionato con 57 reti al passivo. L’idea su cui lavorare del tecnico di San Vincenzo appariva piuttosto evidente: ricominciare dalla difesa, proteggerla in maniera adeguata, e poi passare alla seconda fase, quella del gioco d’attacco.

Tutto pareva proseguire nel rispetto di un programma atto a riportare l’Inter nella zona alta della classifica: la difesa funzionava. Palacio, da solo, nascondeva la pochezza di un attacco quasi sempre orfano di Milito, di Belfodil o di Icardi.
Tutto bene, ma fino ad un certo punto. Fino a quando Mazzarri si è forse illuso di poter produrre “Gioco, Gol e Spettacolo” a prescindere dal risultato. Un atteggiamento forse figlio della sua ferma volontà di scrollarsi di dosso l’etichetta di tecnico “tutto difesa e ripartenze” che gli avevano appiccicato nei 4 anni all’ombra del Vesuvio.

Tant’è che negli ultimi tempi abbiamo visto un’Inter completamente diversa da quella d’inizio campionato: piena di centrocampisti votati all’attacco – a rotazione Alvarez, Taider, Alvarez, Guarin – con il solo Cambiasso a cantare e a portare la croce, con due esterni quasi sempre nella metà campo avversaria, e – conseguentemente – con una difesa in balia delle onde. Aggiungiamoci gli errori tecnici – i disimpegni errati in fase di impostazione, i palloni persi a metà campo,autentici omaggi alle ripartenze avversarie (come a Napoli, ovviamente) – ed ecco la spiegazione a una situazione contraddittoria in cui l’Inter domina per lunghi tratti la partita (appunto come al San Paolo), ma poi perde, e di brutto.

Diverte la squadra di Mazzarri. Ma alla fine a divertirsi sono quasi sempre gli altri, come se in panchina non ci fosse lui, col suo (ex) pragmatismo. Ma Zdenek Zeman. Non è colpa sua: l’Inter è fatta e strutturata così. Non è facile cambiarla, renderla più adatta alle esigenze del nostro campionato. Purtroppo dovrà ora ricominciare da capo, dall’atteggiamento prudente delle prime partite, per evitare di ripetere la stramaledetta stagione di Stramaccioni. Perché 21 gol subiti in 16 gare ci regalano ora una proiezione a fine campionato di 50 reti scarse al passivo. Uno score negativo vicinissimo ai 57 della passata stagione.

Fonte: Sport Mediaset