La teoria del capro espiatorio

Da quel 22 Maggio 2010 sembra passata un’era geologica in realtà sono passati meno di due anni,ma le cose sono cambiate e non in meglio.
Il 2010 ci ha consegnato l’Inter più vincente di sempre e una delle squadre più forti del mondo che ha polverizzato quasi tutti i record esistenti a livello nazionale e l’immagine che per sempre resterà nei miei occhi è la premiazione dell’Uefa che ha premiato per la prima e per l’unica volta di sempre giocatori di una sola squadra, ovvero, Julio Cesar miglior portiere, Maicon miglior difensore, Snejider miglior centrocampista, Milito miglior attaccante, Milito miglior giocatore.
Jose Mourinho è entrato nella storia del nostro club ma le sue aspirazioni lo hanno portato altrove e così la società ha decido di mettere il progetto tecnico in mano ad un manager di lunga e comprovata fama come Rafa Benitez, salvo poi delegittimarlo immediatamente sul mercato dove sono arrivati Biabiany e Coutinho ed è partito il miglior talento del football nazionale, Mario Balotelli.
Rafa Benitez è stato solo il primo tra i capri espiatori, quando era ormai chiaro ai più che il vero cambiamento era il disimpegno della società che si è improvvisamente votata al San Fair Play Finanziario. Benitez vince il Mondiale e toglie il disturbo.
Arriva Leonardo e con lui i giovani Nagatomo e Ranocchia oltre ai più esperti Kharja e Pazzini, l’Inter si rimette a vincere e rientra in corsa per lo scudetto salvo poi rovinare tutto in una settimana in cui si perse il derby decisivo e con lo Schalke in casa rimediando una figuraccia.
Il “Giuda” Leonardo porta la squadra in Champions e vince la Coppa Italia ma anche lui viene attratto da altro e decide di andare a fare il manager del Psg lasciando l’Inter in braghe di tela.
Inizia l’ultima stagione e al comando c’è Gasperini al quale viene chiesto di giocare a 4 ma come ricorda la curva è come andare a puttane e chiedere le coccole, quando prendi Gasperini devi sapere che lui gioca a tre dietro, lo fa da sempre.
Per l’ennesima volta il mercato langue, parte Eto’o per una cifra non indifferente che permette al club meneghino di risparmiare quasi 100 milioni di euro in 3 anni ed arrivano Zarate in prestito, Forlan che per motivi di salute non ha potuto contribuire alla causa, Poli in prestito, lo sconosciuto Jonathan e il giovane talento Alvarez.
Da subito si capisce che Gasperini non è contento del mercato e non c’è da stupirsi se poco dopo anche la squadra non lo seguiva più, così Moratti lo caccia e chiama Ranieri.
Il romano di testaccio fa cose semplici e porta l’Inter da quart’ultima a quarta, ma al momento della verità al mercato di Gennaio la società fa l’opposto di quello che chiedeva l’allenatore e lascia partire l’unico regista della squadra Thiago Motta e lo rimpiazza con un’altro giocatore preso dalla serie B, Palombo, da un guerriero di centrocampo come Guarin che però è rotto per almeno un mese e un giovane del ’91 come Juan Jesus.
Non a caso una volta chiuso il mercato la squadra sembra non seguire più Ranieri, ennesimo capro espiatorio della situazione e arrivano sconfitte in serie fino all’ultima indegna contro la Roma dove i giocatori non sono nemmeno scesi in campo e dove i tifosi hanno assistito all’ennesimo cambio inspiegabile del coach di Testaccio.
Cambiano gli allenatori e i giocatori ma ormai è chiaro ai più che il problema principale dell’Inter si chiama Massimo Moratti verso il quale siamo tutti grati per le gioie indimenticabili che ci ha regalato per almeno un decennio, ma del quale non comprendiamo più le scelte.
Da quando ha delegato ad altri il timone della società la squadra sbanda e si trova sempre qualcuno a cui dare la colpa tranne all’unico vero colpevole che è anche l’ unico che può risolvere la situazione ritornado a bordo di una barca che sta andando alla deriva.
Il prossimo capro espiatorio potrebbe essere il direttore tecnico Marco Branca che ha assunto un ruolo sempre più centrale nell’Inter e viene visto come l’escutore materiale del ridimensionamento societario voluto da Moratti.

Gigi Sirianni