La sciarpa retrò, San Siro e il gigante ritrovato

Aver ritrovato i 3 punti è una gran cosa, ma da sottolineare c’è altro. Domenica 11 gennaio 2015 inizia, si spera, il nuovo cammino dell’Inter. Palla a terra, due tocchi, profondità, squadra corta e compatta, determinazione, rabbia agonistica e orgoglio. Questi i capisaldi su cui costruire l’Inter del futuro.

La Beneamata ritrova pian piano il suo tratto distintivo che da sempre l’ha resa famosa in tutto il mondo. La pazzia. Quest’ultima c’è nel gesto atletico di Icardi che porta il primo goal, c’è nel codino di Palacio, che nonostante una caviglia malconcia corre e segna per la squadra, c’è nel suicidarsi con un brutto secondo tempo, c’è nella pallonata di capitan Andreolli al mister, c’è pazzia persino sulla fronte del gigante Nemanja Vidic. Questa squadra per gioco e sofferenza è sempre più lei, la Pazza Inter che è stata scelta da tifosi con opinabile sanità mentale.

Oggi è stato tutto perfetto, compreso il goal di Izzo. In 40 mila non hanno resistito al richiamo di San Siro. C’era il sole, chiamato ad illuminare il cammino futuro della squadra, c’era la tensione giusta nell’aria, c’era anche Osvaldo in tribuna (bel gesto, nonostante tutto, a parer mio), c’erano i due nuovi acquisti Podolski e Shaqiri, e c’era anche la sciarpa retrò nerazzurra del Mancio. In essa oggi erano racchiusi gli spiriti dei nostri avi, che hanno indirizzato la squadra alla vittoria e all’orgoglio. Dopo il 3-1 sul Genoa, per i ragazzi di Mancini è arrivato il momento di fare sul serio.  Il -6 dal terzo posto deve tenere tutti concentrati sull’obiettivo di quest’anno: la Champions.

Altra parentesi, Stadio Giuseppe Meazza di Milano. C’era una volta una fortezza invalicabile, e un nobile Cavaliere di Setubal seguito dai suoi fedelissimi sudditi, che dava battaglia e finiva qualsiasi nemico si presentasse al cospetto. Dopo due anni, il cavaliere portoghese (lasciando in dono trofei) diede l’arrivederci ai suoi uomini. Da allora la fortezza si è trasformata in un misero casolare dove fin troppo spesso, per gli avversari, è facile radere tutto al suolo. Così si passa dal “rumore dei nemici”, al rumore dei fischi. Quattro anni dopo, compito e dovere di Roberto Mancini è riportare San Siro ad essere quell’invalicabile castello in cui incutere terrore, fare punti su punti e costruire vittorie importanti.

Tutto ciò l’abbiamo visto fare, lo sappiamo fare, facciamolo! “Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate“.