La peggior prestazione dell’anno, ma il terzo posto è lì

“Tu chiamale se vuoi emozioni” cantava Lucio Battisti nel lontano 1970, la colonna sonora perfetta per la serata di San Siro, non tanto per quanto visto in campo ma per il contorno. Si comincia con il tributo della Curva Nord a cui si è unito lo stadio intero a Massimo Moratti, all’ultima gara come azionista di maggioranza dell’Inter.

Poi dopo oltre 80 minuti di noia, per una favola che si chiude, ce n’è un’altra che prosegue grazie a Javier Zanetti, al rientro in campo dopo meno di 200 giorni dal terribile infortunio al tendine d’Achille. Quando il capitano prende il posto di Taider lo stadio si scioglie in un lungo applauso. Bastano una manciata di minuti per dare un senso a una serata con pochi acuti, un paio delle sue sgroppate compresa quella da cui prende il via il goal del raddoppio di Nagatomo che mette la parola fine su un match che non passerà di certo alla storia per quanto visto in campo.

La dimostrazione che il calcio non è una scienza perfetta è evidente nel fatto che Mazzarri conferma per 10/11esimi la squadra che aveva vinto e convinto a Udine (l’unica novità Rolando al posto dello squalificato Juan Jesus) ma il risultato è alquanto differente. Cambiasso e compagni disputano la loro peggior gara a livello di gioco e rispetto alla gara vinta al Friuli il passo indietro è da vero gambero. ‘Ci vuole un episodio’ è il pensiero che percorre le menti dei 40mila sugli spalti, speranza che si materializza alla mezzora: sull’innocuo cross di Jonathan, Bardi commette una papera colossale in uscita bassa e la frittata che farebbe la fortuna della Gialappa’s è servita.

Sbloccata la gara i nerazzurri si scateneranno e faranno di un sol boccone il povero Livorno. Macché. Per vedere il primo vero tiro nello specchio bisogna aspettare il minuto 47, pieno recupero del primo tempo: il sinistro di Alvarez permette a Bardi un parziale riscatto. Gioca al piccolo trotto l’Inter e la cosa non piace a Mazzarri che in panchina si agita e si dimena come una tarantola. Ritmi bassi e possesso palla sterile annoiano il pubblico, e gli amaranto – che in avanti non riescono a pungere – non aiutano a rendere emozionante la gara.

Mazzarri prova a dare una sterzata con i cambi: prima dentro Kovacic al posto del dolorante e sottotono Alvarez, poi largo alla seconda punta, Belfodil, che prende il posto del solito intermittente Guarin. Il croato, stupendo assist finale per Nagatomo a parte, sembra ancora un corpo estraneo alla squadra, mentre l’algerino stecca nuovamente e i rimpianti per gli infortuni di Milito e Icardi crescono minuto dopo minuto.

Il Livorno sembra un po’ l’Inter Primavera: dal 1′ ci sono in campo i prestiti Bardi, Duncan e Mbaye e l’ex Siligardi, nella ripresa entrerà anche Benassi. Mazzarri (e Thohir che punta molto sui giovani) non hanno però così tanto da sorridere: la papera del portiere segna la gara, Duncan esce dopo un tempo così così e Benassi si limita al compitino nella ripresa. L’unica nota positiva è Mbaye, schierato terzino destro: gran fisico e una buona personalità quelle messe in mostra dal terzino senegalese che ha frenato le velleità di Nagatomo e Alvarez.

Male il gioco, benissimo il risultato ottenuto davvero con il minimo sforzo. Il terzo posto è ora a soli tre punti e, male che vada, dopo Juve-Napoli sarà a non più di quattro. La sosta, nazionali a parte, permetterà a Mazzarri di lavorare con gli infortunati: Milito, Icardi e Campagnaro (che partirà per l’Argentina ma che dovrebbe rientrare immediatamente) gli osservati speciali. Poi ci sarà un trittico che dirà a quali traguardi può ambire la squadra: Bologna (fuori casa), Sampdoria e Parma le prossime avversarie. Nove punti l’obiettivo, per affrontare poi Napoli e Milan con minore pressione.

Fonte: goal.com