GL Rossi: “La grande Milano nel calcio è ormai un ricordo”

Ormai San Siro nerazzurra fa felice qualunque avversario. Porte aperte a chiunque voglia vincere, ex compresi, per la serie: “Venghino, signori, venghino!”
Assai meglio di tanti altri, complici alcune esternazioni ad effetto, Andrea Stramaccioni ha saputo conquistare il pubblico interista ed è anche per questo, che al di là di risultati finali non propriamente memorabili, San Siro lo ha accolto bene. L’idea poi di affiancarsi un mito come Dejan Stankovic ha fatto il resto. Emblematico al proposito lo striscione della Nord a Deki: “Hai lottato, sputato sangue per questi colori, ovunque tu vada sei e rimani uno di noi”. Anche Strama in ogni caso prima e dopo la gara ha ‘lisciato’ i tifosi con la sua aria un po’ sorniona, tipicamente testaccina. Rispetto a tanti altri, Mazzarri in primis, davanti alle telecamere Strama ci sa fare! Forse ancor più che in panchina.

Ma questo fa parte del contorno, è solo la cornice dell’ennesimo quadro dell’assurdo dipinto dall’Inter, che con l’Udinese catenacciara, dopo un primo tempo almeno all’altezza del compito chiuso da un bel gol di Icardi su invitante assist di Guarin, uniche cose degne di nota dei due, nella ripresa si è dissolta finendo per facilitare la rimonta friulana e perdere meritatamente la più agevole delle partite.
C’era da attendersi almeno 7 punti, se non 9, nel trittico Udinese, Chievo, Lazio. Per come è cominciata, sarà un miracolo racimolare qualche punticino nelle restanti due gare. Quindi, basta parlare di terzo posto e altre amenità, come ha fatto tra gli altri capitan Ranocchia col solito tempismo in settimana: “Con l’Udinese non toppiamo di sicuro” – il suo perentorio messaggio. Appunto.
Almeno per dignità, la soglia del ridicolo non dovrebbe mai essere oltrepassata.

Poi, la ripresa dell’Inter resta materia da psicanalisi, complice un crollo fisico senza precedenti! Tra passaggi sbagliati da due metri e calci d’angolo ad altezza nano di Fantasilandia, l’Udinese per sbancare San Siro ha solo sfruttato i gentili omaggi nerazzurri. La mancata chiusura su Bruno Fernandes nell’occasione del pareggio friulano è forse ancora più grave del retropassaggio dello sfiancato Palacio che ha regalato il vantaggio a Thereau. Il precursore di questa ‘giocata d’autore’ fu Guarin a Livorno il 31 marzo 2014. Destinatario del gentile omaggio quella volta fu Emeghara.

La reazione dell’Inter, una volta sotto, è stata quella della tipica squadra senza testa, mentre Mancini si copriva gi occhi per la disperazione, purtroppo consapevole di una situazione ancor più grave del previsto.
E la sequela di insulti accompagnata da bestemmia in mondovisione del subentrato Osvaldo dopo il solito cross fuori misura del povero Nagatomo, la dice lunga sui nervi scoperti di una squadra ancora senza corpo né anima.

Non si arriverà a lottare per la salvezza, come già paventano quelli che se la fanno sotto come i calciatori alla prima difficoltà. Non è però serio parlare di Europa in questo momento. E sul mercato a gennaio forse è davvero il caso di muoversi anche in uscita, piantandola di spacciare per campioncini giocatori che qui, magari solo qui, non riescono comunque ad esprimersi dignitosamente. All’Inter serve gente con palle d’acciaio, perché qui è sempre più complicato che altrove. Non dovrebbe mai essere così, ma ormai me ne sono fatto una ragione. E’ un fatto storico.

Quanto al tecnico lo sanno anche all’ultimo Bar dello Sport che Mancini, al punto in cui si era arrivati, il cambio era la miglior soluzione possibile e che questa squadraccia è stata costruita da altri, ma quando si va così male torna di moda guardare indietro. Facile bofonchiare che, dopo questo inizio, qualsiasi allenatore del passato nerazzurro abbia fatto meglio del Mancio. Probabilmente, farei meglio anch’io, senza questa squadraccia tra i piedi.
Inutile raccontarci che il livello della rosa dell’Inter resta superiore a molte delle squadre di medio calibro che le stanno davanti, perché gli eventi ci stanno convincendo del contrario. Qualsiasi squadra di qualsiasi serie, capace di non farsela sotto alla prima difficoltà e di mantenere la concentrazione per 90 minuti, oggi è superiore all’Inter. Comprese quelle che al momento le stanno dietro in classifica.
Inutile quindi fare del revisionismo spicciolo: un buon allenatore come Mazzarri, ormai mal sopportato da squadra e dirigenti, ormai completamente in bambola e persino accolto da laser in faccia dai propri tifosi non era più proponibile a livello ambientale, quindi piantiamola con le cazzate di giornata! Chi vive a Milano e, soprattutto, chi vive la Milano nerazzurra, sa bene che non si poteva più resistere. Altrettanto bene sappiamo che il cambio di allenatore in corsa è sempre una iattura, soprattutto per i giocatori che spesso prendono la svolta come alibi per mascherare le loro negligenze. Ora, sull’onda del momento di classifica, spuntano pure le vedove di Gasperini, ma se il buon Gian Piero a 56 anni l’unica grande che ha allenato nella sua vita per pochi mesi è stata l’Inter, un motivo ci sarà. A Genova sta facendo faville, perché quello è il suo ambito. Lavorare in una grande, con le pressioni quotidiane di una grande, è ben altra cosa. Se confrontate l’Inter di Gasperini con questa, vi accorgerete che parecchi di quelli che oggi sono in rosa già a quei tempi l’Inter la guardavano in Tv.

Insomma tra Inter e Milan un bel Sant’Ambrogio, ma vederle perdere entrambe nella stessa giornata contro avversari sulla carta inferiore temo possa diventare una costante: era già capitato alla 10.a giornata con l’Inter a Parma e il Milan a San Siro col Palermo, è capitato ancora nel giorno dedicato al Patrono della città. E temo capiterà ancora.
La grande Milano, soprattutto nel calcio, è solo un ricordo.

FONTEGianlucarossi.it