Kovacic falso capro espiatorio: ecco tutte le attenuanti del croato a Torino

Walter Mazzarri nel dopogara di Juventus-Inter, gara persa dai nerazzurri in modo tutto sommato netto, ha affermato: “Quando di fronte ci sono moduli speculari, chi vince più duelli sul campo vince poi la partita”. Al netto degli episodi, fonema per eccellenza di una partita di calcio, il concetto in astratto può avere un suo perché. Di fronte però ci sono due filosofie diverse di gioco, avvolgente e moderna la Juventus, più canonica invece l’Inter nell’esprimersi didatticamente in un sistema di gioco non lontano dalle prime evoluzioni moderne (tipicamente italiane) del dopo-Trapattoni.

Carlo Mazzone e soprattutto Emiliano Mondonico ne hanno incarnato lo spirito negli anni Novanta, esprimendo la didattica individuale prima ancora che la coralità e le proposte in fase di possesso. Ha attenuanti, Mazzarri: il tempo, i pochi capisaldi, le scarse alternative lungo l’asse centrale, dove è importante non sbagliare nulla. Dell’asse centrale poi il cardine è l’uomo del “cerchio di centrocampo”, ruolo che allo Stadium è toccato al giovane Mateo Kovacic e solo a sprazzi a Kuzmanovic con il quale ha provato a scambiarsi di ruolo in alcuni casi per circostanza e in una certa fase su richiesta esplicita del tecnico.

Osserviamo il quadro statico in cui è partito Kovacic, non a caso l’unico nome citato da Mazzarri nel dopogara, quasi rappresentasse in sé la delusione della serata e in qualche modo i mancati sincronismi messi in mostra dai nerazzurri. Molto non ha funzionato in effetti nell’interpretazione del ruolo da parte dell’ex stellina della Dinamo Zagabria, ma le colpe vanno condivise: quali erano le richieste? Come ha fatto chi lo ha sostituito in quella posizione durante il match? Come la squadra cercava di supportare l’ipotetico cervello di quella che avrebbe dovuto essere un’Inter letale nelle transizioni veloci?

Bene, la richiesta l’ha svelata l’allenatore: tirarsi fuori dal duello a tutto campo con Pirlo muovendosi a elastico, solo lungo la linea verticale, attaccando il regista della Nazionale sulle prime palle in uscita della Juventus scalando invece in posizione attendista sul giro palla consolidato bianconero. Risultato: torello dentro il “diamante” di costruzione forgiato da Conte con il suo 3-5-2. Vidal-Pirlo-Pogba avanzano sempre in maniera sinergica, non giocano a distanza, si muovono sempre orizzontalmente creando una ragnatela che può coinvolgere le due punte appoggiandosi sugli esterni in modo quasi sempre elementare e scorrevole oppure imbeccandoli con la giocata “secca” verticale.

Su questa situazione Kovacic non ha armi: già tatticamente ha l’acume da centrocampista offensivo, in più si aggiungono linee di passaggio che lo prendono in mezzo e quella retroguardia a tre che pur sopportando una superiorità numerica di partenza raramente va a caccia dell’anticipo sull’attaccante. Insomma, la difesa non accorcia mai, e Kovacic balla nel vuoto. Non di certo aiutato dai quattro veri duelli sul campo: quelli tra le coppie di intermedi (dove tra i compagni soltanto Taider forse esce a testa alta) e tra le coppie di esterni (davvero straripanti Lichtsteiner e Asamoah).

A onor del vero Mazzarri se ne accorge abbastanza presto, chiamando Kuzmanovic metodista centrale per puntare sulle sgroppate palla al piede del croato, senza ombra di dubbio più votato all’incursione che alla distribuzione. Sulla carta l’ex fiorentino dà maggior senso della posizione, ma se possibile abbassa ulteriormente il baricentro di una squadra apparsa già troppo lunga di suo con Alvarez praticamente mai chiamato alla prima pressione su Pirlo. Toccava a Kovacic, appunto. Il boia, l’impiccato e il malcapitato. Inutile capro espiatorio.

Toccherà a Hernanes, calciatore che andrà verosimilmente a prendersi la palla nei piedi dai compagni, buon tessitore se davanti alla difesa limiterà i ricami, ma anche lui inadatto ad attaccare sul possesso avversario trenta metri di campo. Curiosità finale: Kovacic viene inibito premeditatamente dalla Juventus già sui rinvii di Handanonovic, perché i bianconeri sanno che Mazzarri non vuole la giocata corta in primo appoggio sugli esterni e sanno anche che costringendo lo sloveno al rinvio lungo i centimetri (e la quantità di uomini) contro Palacio e Alvarez sono tutti dalla loro parte.

Sono palle che l’Inter spesso e malvolentieri è costretta a “gettare” senza mai cambiare il copione: va detto, perché è stata davvero la prima volta che la Juventus dispone una croce offensiva su questa situazione di gioco, chiamando addirittura Pirlo ai trenta metri in posizione centrale mettendo fuori causa sia la prima che la seconda giocata su Kovacic, che si trova così fuori dal ritmo partita, grazie alla disposizione sui quattro angoli di Tevez, Llorente, Pogba e Vidal. Una novità che ha ripagato in modo palese la capolista.

Capitolo a parte, stando ancora sull’ex pupillo di Stramaccioni, è l’errore in occasione del goal di Lichtsteiner: lo svizzero gli passa dietro, lui non lo vede, ma anche qui siamo alle solite, quella diagonale pretenderla da Kovacic pare un azzardo. Tra l’altro la linea dovrebbe essere dettata dalla posizione centrale di Rolando (difesa schierata su palla “scoperta” nei piedi di Pirlo) che in realtà ha ben tre compagni alle spalle (Campagnaro, Juan Jesus e Nagatomo addirittura in modo clamoroso e poco reattivo) a tenere in gioco, regolarissima, una delle giocate tipiche bianconere.

Fonte: goal.com