Kondogbia è un mistero da 35 milioni: Mancio gli cambia posizione

Pagato tanto, e va bene. Ma tutti, dentro all’Inter, giurano che non sia questo il freno mentale che ne intorpidisce le prestazioni. Perché all’Inter sono convinti che anzi lui sia in crescendo. Una lievitazione lenta ma evidente e progressiva. Lui è Geoffrey Kondogbia, giovane giovanissimo, planato in un campionato diverso e per questo bisognoso dell’ambientamento che serve a tutti. Ma anche un ragazzo che, certamente, necessita di ulteriori esercitazioni per il ruolo che occupa o addirittura di uno spostamento: dieci metri più indietro. Come quando solcava il campo in maglia-Monaco.

LA PAGELLA — La media-voto di Joffré (così si pronuncia il suo nome) in queste prime sette gare di campionato è sotto la sufficienza. Cinque virgola 42, frutto di prestazioni ancora altalenanti, di ciò che in molti pagano quando cambiano campionato, soprattutto entrando in un giardino (quello italiano) molto più tattico di altri. I voti: 6 contro l’Atalanta; 5,5 contro il Carpi; 5,5 contro il Milan, 6,5 a Verona contro il Chievo; 5 contro il Verona a San Siro; 4,5 nel naufragio contro la Fiorentina e 5 nella trasferta di Genova contro la Samp. Insomma: se fosse a scuola e nell’ultimo trimestre sarebbe rimandato. Ma siccome il campionato è nemmeno – a gare giocate – al primo trimestre, ecco che a Geoffrey vengono date mille attenuanti, anche legittime.

DOMANDE — Qualcuno, extra club, sussurra proprio che la valutazione di 35 milioni gli stia pesando e che questo sia realmente il macigno che lo fa sentire meno sciolto di come sarebbe in realtà. Mancini zoomò più sull’attesa altrui (“Su di lui ci sono aspettative enormi considerando che è stato pagato tanto, ma deve avere il tempo di crescere anche attraverso errori”), ma resta il fatto che il Kondogbia vero non è ancora decollato veramente. E ci si chiede: è davvero la situazione tattica a ingolfarlo? E’ che in fondo ha solo 22 anni? E’ che non è mai stato abituato a difendere? E’ un po’ tutto, ma soprattutto il ruolo nuovo che Mancini ha disegnato per lui.

POCO DAVANTI E POCO DIETRO — Perché il nuovo ruolo – rispetto a quello del Monaco – porta il francese dieci metri più avanti del solito. Vero è che a volte nella Ligue 1 ha fatto l’interno (di qua e di là) e pure coperto la zona dietro la punta in un 4-2-3-1: cose sporadiche però. Il vero ruolo di Kondo è quello nel centrocampo a due e davanti alla difesa: nel Principato affiancava Jeremy Toulalan e stando in quella posizione aveva meno spazio in mezzo al campo da dover coprire alle spalle, quello che invece deve tappare adesso. Da interno mancino, Kondo avrebbe due compiti: affacciarsi di più verso l’area avversaria (e contro la Samp ha “staccato” due tiri dal limite dell’area e con un inserimento centrale ha appoggiato un quasi-assist) mantenendo poi l’elasticità difensiva per preoccuparsi delle ripartenze altrui. Ma Kondo non ha addosso l’etichetta di difendente, cosa che – abbinata all’altra scarsa vena difensiva di Guarin – mette in difficoltà Melo. Quelli della Samp, infatti, s’infilavano come missili.

MEGLIO IN COPPIA — E allora, ferme restando le esercitazioni da interno, ecco che Mancini sta valutando seriamente l’ipotesi di avviare il 4-2-3-1 che tanto andava bene a Kondo e che ha saputo cambiare il match contro la Samp. In quel ruolo che il francese (non convocato una tantum da Deschamps) conosce perfettamente, tutto potrebbe essere incasellato: Kondo con Melo (o Medel) davanti alla difesa e poi gli altri 3+1. In attesa che (a destra nei tre) Ljajic mostri meno broncio e più umiltà per recuperare posizioni.