Juventus-Inter secondo Mourinho

Con la parabola dello struzzo português e mezzo milanées (“Allora dobbiamo fare tutti como quell’animale là, quello chi mette la testa giù, sotto? Io no so il suo nome in italiano… Bravo giornalista, o struzzu!”) José Mourinho suggellava la stesura definitiva del suo “De Juventute: perché in Italia c’è solo un’area di 25 metri?”, ennesimo capitolo della sterminata produzione letteraria interjuventina, costantemente aggiornata, dalla A di Agnelli alla Z di Zanetti. Era il 19 febbraio 2010 quando la dedicava a Roberto Bettega (allora dirigente bianconero) che lo aveva invitato a non occuparsi di loro nei suoi commenti su veri o presunti rigori, dati o non dati, e nella fattispecie sul penalty concesso a Del Piero contro il Genoa per un fallo avvenuto fuori area, appunto.

Meju no jugare – Lo “scazzo” anti-Juve più clamoroso rimane però scolpito nel monologo sulla “prostituzione intellectuale” del 3 marzo 2009, secondo atto (il primo era incentrato sugli “zeru tituli” di Roma e Milan). “Non si è parlato di una Juve che ha fatto tanti punti, ma tanti punti, con errori arbitrali: Zenga, Delneri, Prandelli hanno perso tre punti con loro e, anzi, dico a Marino e Novellino chi lo prossimo fine semana è meju no jugare, o jugare con la secunda squadra perché chissà qualche cartellino, qualche jugadore stanco o infortunato… E chissà, anche per noi meju jugare con la Primavera, perché sta arrivando il giorno dello scandalo…”.

The book is on the table – Mou ha incontrato la Signora in cinque occasioni nel suo biennio nerazzurro, con un bilancio di tre vittorie, una sconfitta e un pari. La prima al Meazza, il 22 novembre 2008, vinta con un gol di Muntari, fu dipinta come una sfida personale con il collega Claudio Ranieri “scalzato” proprio dallo Special One ai tempi del Chelsea. Il tecnico romano non aveva condiviso il silenzio del lusitano dopo una partita con il Lecce. “Mi rendo conto che a volte sia dura – commentò Ranieri – ma è un segno di rispetto verso i tifosi e gli sportivi di tutta Italia”. “Io ho studiato mesi e mesi l’Italiano per poter comunicare con i giornalisti e i tifosi – sentenziò Mourinho – e gli avrei mancato di rispetto? Parla Ranieri, poi, che dopo cinque anni in Inghilterra ha avuto difficoltà a dire good morning e good afternoon…”.
Al ritorno, il 18 aprile 2009, nella serata dei cori razzisti a Balotelli, finì 1-1 (SuperMario e Grygera). Ranieri ammetterà: “Dieci punti tra noi e loro ci stanno. Il campionato dice sempre la verità”. Il vate di Setubal, proiettato verso lo scudetto, non potrà che concordare (con l’immancabile punta di sarcasmo): “Il migliore omaggio che potevamo ricevere è vedere lo stadio di una squadra gloriosa  festeggiare per aver pareggiato con noi”.

Red zone – Le due squadre si ritrovano in un Delle Alpi rovente il 5 dicembre 2009, e finalmente i bianconeri, guidati ora da Ciro Ferrara, possono esultare per la prima vittoria contro l’Inter del post-Calciopoli (segnano Del Piero, Eto’o e Marchisio). In campo è una battaglia, con tanto di megarissa finale. Mourinho resiste venti minuti appena: applaude ironicamente l’arbitro Saccani, reo di aver fischiato la punizione da cui nasce il vantaggio dei padroni di casa, e si becca il rosso, quarto dell’anno. Un record. Da quel momento sarà uno show, tra gli insulti e i lanci di giornali dalla tribuna, perché il tecnico non vuole saperne di uscire. Insomma, un’altra seratina all’acqua di rose…

Gioco di mani… – Il 28 gennaio 2010 è il turno della Coppa Italia, il tabellone li rimette di fronte nei quarti, gara secca a San Siro. I milanesi rimontano la rete di Diego con Lucio e Balotelli al 90′ (l’eliminazione costa pure l’esonero a Ferrara), ma a Mourinho, evidentemente, non basta. Un rigore non dato per un mani di Felipe Melo lo lascia interdetto: “Una vergogna, è il calcio che chiede quel rigore, non l’Inter. Il guardalinee era lì a pochi metri, incredibile. Basta, basta, basta… Al 45′ si è giocato a pallamano. Anche la Juve si lamenta per un fuorigioco? Bisogna essere onesti. Se protestano e dicono che non concederci il rigore è stato vergognoso, io mi tolgo il cappello. Altrimenti perdono la loro dignità”.

Ubi maior – Scocciato, da un po’ ormai non parla più. L’istrione si esibisce solo sui palcoscenici internazionali, in Champions (da regola). Eppure il 16 aprile 2010 è la sua centesima panca da interista. In sala stampa ne prende le veci il n. 2 Beppe Baresi, poi Maicon fulmina Buffon con un missile dei suoi (Eto’o chiuderà i conti). Uno sfizio, l’aperitivo alla grande abbuffata di maggio.

Viva la sincerità – L’ultimissima “sparata” è dello scorso settembre. A margine di un simposio organizzato dall’Uefa cade dalle nuvole per l’assenza di Antonio Conte (“Ma perché non è qui? Non l’hanno invitato per la squalifica? Ma che c’entra, mica ci alleniamo qua, è soltanto un ritrovo in terra neutrale”). Infine lo incensa: “Veramente i tifosi lo chiamano Special One? Beh, mi sento onorato. Mi piace come tecnico: ha carisma, è un vincente, sa quello che vuole. E’ un po’ come me…”. Sarà.

Fonte: Sky Sport