Per gli Strama-Boys è un crescendo continuo, di risultati e prestazioni

Un crescendo continuo, nei risultati e nelle prestazioni. Stramaccioni dice di non voler guardare la classifica, vuole che la squadra continui a lavorare duro senza distrazioni, pensando solamente a sé stessa. Una filosofia che si è dimostrata vincente anche ieri con il Catania, in una delle migliori prestazioni offerte dall’Inter in questa stagione.
L’Inter ha vinto le ultime quattro partite consecutive, una striscia così positiva non la si vedeva dal gennaio scorso: altro segno della maturità che, settimana dopo settimana, i giocatori nerazzurri stanno trovando sempre di più. Ormai la squadra sta superando la fase sperimentale, quella che ogni allenatore deve affrontare ad inizio stagione con una rosa rivoluzionata, soprattutto se quella precedente è stata al di sotto delle aspettative. E Stramaccioni ha ormai dato corpo al suo giocattolo, i cui ingranaggi fondamentali hanno trovato i giusti automatismi.
Questo non significa necessariamente non cambiare mai, anzi, una squadra che vince dev’essere capace di adattarsi ad ogni circostanza, utilizzando al meglio la rosa. Ed ecco perché Strama ha proposto un inusuale tridente formato da Cassano, Milito e Palacio in avanti, con risultati più che soddisfacenti: Cassano ha aperto le marcature con un’incornata precisa, brillando ancora una volta in quello che è l’avvio di stagione più positivo di tutta la sua carriera (5 reti in 8 gare); gli altri due, invece, hanno confezionato alla perfezione il pacchetto del 2-0, che ha tagliato le gambe al Catania: il Principe per una volta non segna, ma veste i panni da uomo assist regalando un pallone per Palacio che insacca con un delizioso tiro al volo che non lascia scampo ad Andujar.
Ma l’Inter che vince non è solo quella dei tre davanti, ce ne sono altri tre che si stanno rivelando i veri punti di forza ogni qualvolta la squadra di Stramaccioni entra in campo. Tempismo, compostezza, solidità e spirito da guerrieri: bastano questi quattro epiteti per descrivere Ranocchia, Samuel e Juan, tutti in uno stato di forma sublime in questo momento. Ieri i tre pilastri della retroguardia nerazzurra hanno retto ancora alla grande, anche se in verità non hanno dovuto compiere tanti interventi decisivi, come invece era accaduto nell’eroico muro umano visto nel derby  vinto 1-0 due settimane fa.
Ranocchia ha preso in mano le redini del reparto e sembra un veterano, Samuel è sempre stato all’altezza da quando è sceso titolare mentre Juan, infine, progredisce a vista d’occhio, lasciandosi andare anche a qualche leziosità individuale (e in questo aspetto deve migliorare ancora un po’).  Non sorprende dunque che l’Inter abbia mantenuto la porta inviolata per la seconda volta di fila in campionato (prima volta che accade in stagione), con un solo goal subito nelle ultime quattro partite. Con questo trio a fare da guardia, la porta di Handanovic sta diventando un miraggio per tutti.
Ovviamente questo non significa che la difesa abbia giocato da 10 in pagella, alcune sbavature vanno riguardate e corrette, ma chi si sarebbe aspettato una tale solidità così presto, con un reparto praticamente inventato sul momento da Stramaccioni? Anche in mezzo al campo ieri è girato tutto bene, e questo è stato sicuramente dettato dal fatto che i centrocampisti nerazzurri sapevano di poter contare su tre certezze alle loro spalle.
Strama ha fatto riposare i reduci dalle qualificazioni per i mondiali, con Cambiasso e Mudingayi a dettare legge in mediana. E il Cuchu ha offerto una gara maiuscola, da migliore in campo: assist per il primo goal con un cross al bacio di Cassano, tanta corsa, tackle, inserimenti e un senso tattico innato, quello che lo ha caratterizzato per tutta la sua carriera.
Sembrava incredibile vederlo così decisivo, ieri, dopo la scorsa stagione da dimenticare al più presto. E Strama è stato bravo anche in questo: i giocatori dell’Inter riescono tutti a dare il meglio nelle posizioni in cui sono impiegati. Ieri di registi con qualità per impostare non ce n’erano, però la grinta di Cambiasso e Mudingayi è stata comunque sufficiente, recuperare palloni sfruttando le armi a disposizione era più importante visti gli uomini in campo e l’atteggiamento tattico di entrambe le compagini.
Ecco perché l’Inter sta convincendo: perché sa adattarsi. Charles Darwin diceva: “Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento.” E l’Inter di quest’anno fa proprio così: cambia, si affida alle sue certezze, si adatta, e poi vince.

Fonte: goal.com