Orgoglio e pregiudizio

Ho scelto come titolo dell’articolo l’omonimo  capolavoro di Jane Austen, perchè sì, quello di ieri sera dell’Inter fu un vero capolavoro.
Cosa mancava all’Inter delle ultime settimane? Praticamente tutto, non c’era più la mentalità vincente. Moratti invocava un migliore approccio, et voilà. La presunta strigliata durante la settimana ai suoi ragazzi ha abuto i suoi effetti. L’approccio alla gara è stato dei migliori, Stramaccioni non ha deciso di glissare nell’anonimato, schierando i migliori giocatori che aveva a disposizione e tentando il tutto per tutto. Non c’è che dire, i suoi sforzi sono stati ripagati. I ragazzi dopo tanto tempo hanno cacciato fuori l‘orgoglio, indossavano una maglia da meritare e onorare e sono stati combattivi dal primo all’ultimo pallone. Proprio quel pallone ieri sera è stato croce e delizia per molti nerazzurri: da quando ha deciso di schiantarsi sul palo negando il primo gol della serata a Rodrigo Palacio, a quando con un po’ di fortuna ha colpito prima le gambe di Gallas e poi si è trascinato piano piano in rete. Nel calcio tutto è possibile, la palla è rotonda quindi niente ci è negato, se ci crediamo, se ci proviamo, soprattutto se ci chiamano  Inter.

In molti però hanno deciso di voltare le spalle a quella maglia nerazzurra che ci ha fatto ridere, piangere, gioire e anche restare esterrefatti. Tanto il pregiudizio su questa Inter, che nelle ultime giornate sembrava al capolinea, tanti quelli che si aspettavano l’ennesima figuraccia, ma tanti hanno dimenticato che il nome della nostra squadra è spesso accostato a un aggettivo che ci rispecchia in pieno: Pazza. Chi si aspettava quei 4 gol rifilati agli Spurs? Chi si aspettava un’Inter così combattiva, sempre col pallino del gioco in mano, che manda spesso in bambola gli inglesi, atterrati a Milano pensando di avere già la vittoria in tasca, proiettati già ai quarti. Ma purtroppo per loro il San Siro è stato un vero campo di battaglia, hanno avuto paura, trovando una squadra opposta a quella dell’andata. Ma allo stesso modo hanno avuto quel pizzico di fortuna, che li ha portati in gol all’inizio dei tempi supplementari. L’Inter però, quasi inaspettatamente direi, non si è arresa nemmeno a quell’iniziale svantaggio. Stramaccioni prova a scuotere i suoi, lanciando in campo Ranocchia nel ruolo di centravanti. Sì, proprio il difensore della Nazionale si è trovato a fare da sponda con la sua altezza per Cassano, Palacio e Alvarez. Non c’erano più schemi, moduli, o quant’altro, in campo era in atto un assedio, San Siro una bolgia. Il quarto gol arriva anche, di testa di Ricky Alvarez, peccato che non basti. L’Inter è un’altra volta eliminata per una regola abbastanza obsoleta dei gol in trasferta.

Che dire. Ci sarebbe molto da dire. L’eliminazione pesa, eppure ho visto molti interisti sorridenti ieri sera, entusiasmati dalla sontuosa prestazione, commossi dal coraggio messo in campo da tutti i giocatori. “Un’Inter commovente” l’ha definita un giornalista. Un’Inter che ti soddisfa comunque, che ti fa impazzire, ti fa credere nell’impossibile, nel famoso motto “la speranza è l’ultima a morire” beh, la nostra squadra ieri ce l’aveva stampato in fronte, perchè ci ha provato, nonostante tutto e tutti. Tante le critiche degli ultimi giorni, tanta la “prostituzione intellettuale” fatta sull’Inter, e soprattutto sull’allenatore, dato già per spacciato. Ma no, i nerazzurri hanno risposto nel modo migliore e nell’unico modo giusto: sul campo. Usciamo a testa altissima, a differenza di tutte le altre squadre italiane eliminate finora nelle competizioni europee. Meritavamo di più, certo, ma il calcio è anche questo.
Il calcio, l’Inter arrivano laddove nessuno può, ti offrono una speranza, sei tu a scegliere se crederci o meno. Non crederci significa risparmiarsi alle gioie e dolori del calcio, ma crederci è tutt’altra storia. Non importa come è finita, ma solo per il viaggio compiuto ne è valsa la pena.