Cuore e grinta, riecco l’Inter che ci piace!

La partita di ieri iniziò nel peggiore dei modi: la formazione non faceva presagire nulla di buono, e due gol in quasi un quarto d’ora ci tagliarono le gambe, ma solo per 45 minuti…
Il match sembrava deciso, concluso. Il pensiero era proiettato alle conseguenze di una sconfitta difficile da digerire: se la partita fosse finita dopo 45 minuti, saremmo affondati al sesta o settima posizione e ci saremmo fatti superare in così poco tempo da Milan, Lazio, Fiorentina e Catania.

Dov’era l’Inter? La magica Inter, capace di farci sognare e continuare a sperare?
Alla fine del primo tempo eravamo quasi tutti in uno stato di rassegnazione e stizza, quell’Inter non ci rispecchiava, sapevamo che quella non era la Vera Inter.
Stramaccioni doveva far qualcosa, già era mal sopportato da molti tifosi, e quella sconfitta che ricordava tanto quella di Firenze, non avrebbe che acuito il grande scetticismo che aleggia su di lui.
Ed eccoli lì, Palacio e Stankovic, simboli di un barlume di speranza per una squadra ormai alla deriva.
L’unico modo per sperare in un pareggio sarebbe stato solo un gol nei primi minuti, et voilà, Alvarez spedisce in porta di testa il pallone su un delizioso assist del Trenza.
Siamo sul 2-1, pensare troppo in grande, pensare quel famoso ribaltone (come quello contro la Samp anni fa) fa sorridere, ma potrebbe essere un’arma a doppio taglio: se la grinta nerazzurra si spegnesse lì? Ma no, la partita si evolve in maniera incredibile, si raggiunge il pareggio! Fiuu sospiro di sollievo, il Catania è ancora sotto di noi e non stiamo perdendo in trasferta! Sul 2-2 mancano dieci minuti prima della fine della gara, ora le squadre giocano il tutto per tutto: Strama sfodera il suo asso nella manica e lancia in campo il Cuchu. E via! Ancora una volta è un argentino (categoria molto amata/odiata dai non interisti, quelli dell’asado e dei clan per intenderci…) a riassestare la partita e aiutare le incursioni offensive della manovra nerazzurra. Siamo ai minuti di recupero, l’Inter si riversa in attacco, e poi Cambiasso, assist a Palacio, El Trenza tocca il pallone, istanti col fiato sospeso, interminabili, aggrappati a quella speranza di un’ “impresa” inimmaginabile, e gol! Rete! I nerazzurri ribaltano il risultato! Strama esplode in un urlo di gioia e di tensione ormai lasciata alle spalle, che simboleggiava lo stato d’animo di ogni tifoso nerazzurro in quel momento.
Un vittoria che lascia a bocca aperta tutti, tifosi e non, quelli già pronti a titolare le prime pagine con una frase ad effetto del tipo: “Crisi Inter sempre più profonda” o “Strama vicino all’esonero”, e quei tanti gufi pronti il lunedì mattina con gli sfottò di rito.
Ma no, eccoci ancora una volta. Increduli più di tutti, ma felici e ormai afoni per tre punti, a quel punto davvero insperati. Per una volta, dopo tanto tempo, i giocatori hanno cacciato quell’orgoglio che li lega all’Inter, squadra che ha l’imperativo di crederci e lottare fino alla fine, e hanno lottato su ogni pallone, perchè lo dovevano a loro stessi, all’allenatore e a noi tifosi. Esempio eclatante? Guarin che zoppicante ha deciso di restare in campo per dare ancora il suo contributo ai ragazzi e poi lasciare il posto alla famosa vecchia guarda, tanto criticata, ma alla fine, sempre decisiva!
Eccola lì, di nuovo. L’Inter dalle due facce, l’Inter tachicardica, l’Inter che nonostante tutto ti fa godere, ti catapulta in uno stato di estasi e speranza mai troppo ammessa, perchè si sa, potrebbe far molto male, e un’Inter che ti rovina corde vocali e magari fegato, ma che ti stampa un sorriso in faccia per il resto della settimana.