Fa la cosa giusta

Razzismo nel 2013. Ebbene sì, ci troviamo ancora (e chissà per quanto tempo andremo avanti) a parlare di razzismo e razzisti nel calcio.
Il calcio é sport, è espressione del modo di vivere nazionale, del modo di pensare della nostra gente; il calcio è anche tifo e in quanto tale spinge ai comportamenti più fanatici. Il calcio è bello perché ci spinge ad agonismo e competizione, quella che appunto dovrebbe essere una sana competizione sportiva. E allora perché non è così ?

Chi rappresenta il centro dell’interesse ha il diritto e il dovere di ergersi a difensore del rispetto umano e professionale; un giocatore deve dare l’esempio che gli impone il suo ruolo e mettersi contro al razzismo, sia quando ne è vittima che non. E non parliamo solo di razzismo, ma di qualunque comportamento che esula dallo sport, dagli insulti gratuiti ed offensivi.
Abbiamo vissuto la Giornata Mondiale contro il razzismo, abbiamo dimenticato per un giorno non solo il colore della pelle, ma anche il colore delle maglie che indossiamo e ci siamo dedicati ad una causa comune: l’abbattimento delle barriere che rovinano lo sport e la vita.

fa la cosa giustaIl percorso è ancora lungo, ma vale la pena sottolineare le parole di un grande team manager (oltre che un grande campione, il cui nome rimane impresso nei nostri cuori nerazzurri) Ivan Ramiro Cordoba: “Il problema è che tanti vanno allo stadio pensando di andare ad assistere a una guerra. Invece non è così, una squadra cerca di battere quella avversaria, ma finita la partita siamo tutti amici come prima… Io parlo per l’Inter e posso dire che come società, come squadra, noi rappresentiamo l’Internazionale e non ci è mai stato qualcosa del genere. Lo dice la stessa storia dell’Inter, che ha sempre accolto calciatori provenienti da tutto il mondo”.

Quella che abbiamo visto durante Inter-Tottenham é solo una frangia di tifosi, ma il 19 aprile la società dovrà andare davanti alla Disciplinare dell’Uefa l’episodio di razzismo contro Emmanuel Adebayor.
Ora lascio a voi l’ardua sentenza: come fermare il razzismo? Con educazione civica e insegnamenti mirati a scuola e in famiglia? Sensibilizzando la popolazione? O con pene a chi trasgredisce senza pietà?

Beccaria ne “Dei delitti e delle pene” diceva a proposito delle sanzioni che devono avere:

“La prontezza ovvero la vicinanza temporale della pena al delitto l’infallibilità ovvero vi deve essere la certezza della risposta sanzionatoria da parte delle autorità la proporzionalità con il reato (difficile da realizzare ma auspicabile) la durata, che dev’essere adeguata la pubblica esemplarità, infatti la destinataria della sanzione è la collettività, che constata la non convenienza all’infrazione Pertanto il fine della sanzione non è quello di affliggere, ma quello di impedire al reo di compiere altri delitti e di intimidire gli altri dal compierne altri.”

Forse, quando la sensibilizzazione non vale per tutti una sana sanzione può essere la soluzione per disincentivare certi comportamenti??

Stefania Cattaneo