Inter, poco feeling con i giovani: da Balotelli a Caldirola, venduta un’intera squadra

In pochi giorni mandati in Germania sia Donati che Caldirola, gli ultimi di una lunga serie di giovani nerazzurri venduti. Forse troppo presto…

C’era una volta l’Inter dei record. Quella di Giovanni Trapattoni e dei rampolli di casa, nati e cresciuti nelle giovanili nerazzurre e protagonisti di annate indimenticabili. Un altro calcio, dove il campioncino te lo facevi in casa o lo scovavi nei campi di periferia come capitan Bergomi dalla Settalese o l’Uomo Ragno dalla Macallesi.

Ci sarebbe poi un’altra Inter da vivaio, un vero e proprio unidici che fra il 2007 e il 2013 ha lasciato la Pinetina con una pacca sulla spalla, un ‘in bocca al lupo’ e poco più, per cercare fortuna (e qualcuno l’ha trovata) altrove. Figli di un’Inter Primavera che nell’arco di poco anni grazie alla guida dei vari Esposito, Pea, Stramaccioni e Bernazzani aveva stupito Italia ed Europa, coronando quel magico periodo con il ‘triplete’ Torneo di Viareggio-Scudetto-Next Gen Series.

Que dieci giovani lasciati andare troppo presto, avrebbero potuto fare molto comodo all’Inter di Massimo Moratti, che nonostante i buoni propositi, non ha mai dato fiducia piena ai suoi ‘bagaj’. Una formazione (quasi) intera che schierata in un 4-4-2 classico non sfigurerebbe di certo nella nostra Serie A. Partiamo dalla difesa, composta per tre quarti dai vice campioni under 21 che alla guida di Devis Mangia tanto ci hanno fatto sognare fino a pochi giorni fa. Donati, Caldirola, Andreolli e poi quel Bonucci che passando per Genoa e Bari si è poi accasato ai rivali di sempre della Juventus.

Un pacchetto che ha fruttato nelle casse nerazzurre circa 14,5 milioni così distribiuti: 3 milioni dal Leverkusen per Giulio Donati, che dopo a Lecce, Padova e Grossetto, senza nemmeno essere stato visionato in ritiro da Walter Mazzari volerà a anni in Bundesliga dove i difensori italiani (vedi Brazagli, Zaccarco e Molinaro) sono molto apprezzati; 2 milioni da Luca Caldirola (1991 da Desio) che nonostante il girovagare fra Vitesse, Brescia e Cesena non è mai stato richiamato al capezzale nerazzurro ed ora a 22 anni se si giocherà le sue carte anch’egli in Germania, al Werder Brema.

5,5 milioni da Marco Andreolli che fu il primo gioiellino (nel 2007) a partire, finendo alla Roma, per poi tornare quest’anno a parametro zero, svezzato da una lunga gavetta fra la capitale appunto, Vicenza, Sassuolo e Verona. E infine Leonardo Bonucci, lasciato al Genoa nella seconda estate di Josè Mourinho e ora, a 26 anni, uomo di fiducia di Antonio Conte alla Juve. Una difesa forte fisicamente, forse un pochino lenta ma dal discreto tasso tecnico.

A dir poco scoppiettante e anche molto offensiva la linea mediana, con Santon e Biabiany sugli esterni e Poli e Coutinho in mezzo. Un centrocampo da 29 milioni. Partiamo da Davide Santon, spinto nella mischia da Mourinho nel suo primo anno interista. Il terzino classe 1991 stupisce subito tutti. Si resta a bocca aperta nel vederlo fermare Cristiano Ronaldo al Meazza nell’0-0 degli ottavi di Champions 2009. Un predestinato, dicevano tutti. E poi? Poi il carattere sbarazzino, quella scarsa voglia di allenarsi, quel sorriso e quell’entusiasmo che sparisce complice una fiducia venuta meno. Ed ecco che appena arriva il primo offerente (Newcastle) si pensa bene di farlo partire a soli 20 anni per 6 milioni di euro.

6 come i milioni che avrebbe dovuto spendere l’Inter nell’estate 2011 per riscattare il 23enne Andrea Poli dalla Sampdoria, ma nè Stramaccioni, nè Branca, nè tantomeno Moratti se la sono sentita, preferendogli l’ultratrentenne Mundingayi. 17 milioni sono invece arrivati dal binomio Coutinho-Biabiany.

Il primo, arrivato a 18 anni in Italia non è riuscito a stregare nemmeno uno fra Benitez, Leonardo, Ranieri e Strama e nonostante un talento cristallino (espresso però a intermittenza) è stato venduto per 10 milioni al Liverpool senz troppi rimpianti. Diversa la storia di Bianiany, campione del mondo con Benitez, autore del terzo goal nella finale contro il Mazembem, classica arma da contropiede, non era ritenuto da Inter ed eccolo partire a 23 anni per cercare fortuna alla Sampdoria prima e al Parma poi, per un introito di 7 milioni.

Sfiora addirittura i 35 milioni il duo d’attacco Balotelli-Destro. Forza fisica e imprevedibilità che ora non costringerebbero Moratti ad un salasso per comprarsi la metà di Belfodil. Nato e cresciuto nelle giovanilio dell’Inter, SuperMario viene scoperto da Mancini ma poi trova in Josè Mourinho un muro troppo grande da valicare. Finisce male, con quella maglia sbattuta a terra nella gloriosa semifinale vinta 3-1 contro il Barcellona. Arriva il Manchester City e con 28,5 milioni se lo porta via a soli 20 anni. Peccato che solo due anni più tardi, l’Inter se lo ritrova come avversario con la maglia rossonera.

Nemmeno un minuto in prima squadra invece per Mattia Destro, lasciato a 19 anni al Genoa per 6,5 milioni. Per lui non c’era spazio nemmeno come vice Milito, e dopo l’exploit di Siena eccolo apparire a Roma dove nella prima stagione, fra alti e bassi chiude con 21 presenze e 6 reti in campionato.

Un undici verosimile a cui manca un portiere che però rischia tristemente di essere inserito presto nella lista. Stiamo parlando di Francesco Bardi, 20 anni, anch’egli argento in Israele ma anch’egli a rischio, dopo le esperienze più che positive a Novara e Livorno. Ma non c’è solo Bardi nella lista dei giovani dell’Inter dal destino poco chiaro: ci sono i difensori Bianchetti, Biraghi e Mbaye ma anche i centrocampisti Duncan e Obi e quel Samuele Longo che potenzialmente potrebbe essere un ‘craque’. La ‘meglio gioventù’ è ancora a disposizione… Basta saper osare.

Fonte: goal.com