Inter nell’anima, Milan come rivale giurato: per Simeone è derby

Diego Simeone torna a San Siro, in quello stesso stadio dove ha lasciato il segno nelle due stagioni giocate con la maglia dell’Inter. Come la sera del 23 marzo 1998, quando annichilì il Milan da calciatore: il Cholo giocò un derby fantastico e realizzò una doppietta nel 3-0 rifilato al Diavolo. Un’incornata specialità della casa e un’indimenticabile galoppata, capolavoro di potenza, determinazione e qualità. “L’ho fatto, l’ho fatto” la sua incontenibile esultanza rivolta verso la panchina. La porta del Milan l’aveva già violata l’anno prima, ma alla fine fu solo 2-2, idolo dei tifosi nerazzurri lo era già e dopo quella sera si è ritagliato per sempre un posto nel cuore della Curva Nord.

Come un fulmine a ciel sereno nell’estate 1999 la sua avventura ad Appiano si interruppe bruscamente: i dissapori con Ronaldo e l’arrivo di Marcello Lippi in panchina (“alla fine della stagione 1998/99 era certo che sarebbe stato il nuovo tecnico e chiamò tutti tranne me, Bergomi e Simeone” raccontò anni dopo Gianluca Pagliuca) lo portarono alla Lazio nell’affare Christian Vieri. Ma i colori nerazzurri sono sempre rimasti nel suo cuore e quello di stasera per lui sarà un derby, anche se sono passati tanti anni e lui minimizza provando (giustamente) a rimanere concentrato solo sul match.

Ma il legame indissolubile che lo lega all’Inter è un dato di fatto. “Lo ripeto sempre ai miei figli: io ho giocato nella squadra più bella del mondo e non è la Lazio che ha vinto il campionato, ma quella in cui giocavo prima!” la sua dichiarazione d’amore al club milanese rilasciata ai microfoni di Telelombardia nel giugno del 2000. Un attestato di grande affetto mai dimenticato dagli interisti, che gli hanno perdonato lo sgarbo del 5 maggio 2002, quando segnò uno dei quattro goal della Lazio che costarono lo scudetto all’Inter di Cuper.

“Un giorno Simeone mi disse: il derby è come un appuntamento con una bella donna”. Parole di Bernardo Corradi, che con l’argentino ha giocato nella Lazio. E quello con il Milan è senza dubbio l’appuntamento più importante della sua giovane carriera da allenatore. Ci arriva da grande favorito, perché il suo Atletico è in vetta alla Liga insieme alla due superpotenze Barcellona e Real Madrid. Ma soprattutto perché la sua squadra gioca benissimo. Il modulo base è il 4-4-2 con il doble pivote, ovvero i due mediani davanti alla difesa. L’assetto offensivo è variabile, in quanto spesso il Cholo sceglie il 4-2-3-1. Tantissima la qualità da metà campo in su, dove spicca Diego Costa, il grande spauracchio rossonero, che ha già realizzato 26 goal nelle 35 partite disputate in stagione. Tantissimo lavoro, carisma e voglia di vincere gli altri ingredienti del Simeone allenatore, gli stessi che da giocatore lo hanno reso unico e amato ovunque abbia giocato.

Anche ovunque abbia allenato. Scudetti in Argentina con Estudiantes e River Plate, una salvezza (con record di punti) al Catania che vale uno scudetto, Europa League, Supercoppa europea e coppa del Re con l’Atletico Madrid: queste le sue perle di una carriera iniziata 8 anni fa. Si parla tanto del suo futuro, forse anche per le confidenze rilasciate qualche anno fa a un giornalista della Gazzetta. “Cercherò di ripetere da allenatore la strada percorsa da giocatore, quindi un giorno, te lo dico adesso, allenerò Atletico, Lazio e Inter”.

Quindi è immancabile la solita domanda su un suo futuro all’Inter, anche perché l’amicizia che lo lega a Javier Zanetti non è certo un mistero. Ma ora queste sono solo chiacchiere. Stasera al Meazza ci si gioca una bella fetta di stagione. Il Cholo tiene a battesimo l’avversario di tante battaglie in Italia e Spagna, quel Clarence Seedorf al debutto da allenatore in Champions, ma capace di vincerne quattro con tre squadre diverse. Le insidie sono dietro l’angolo, come la speranza di rivivere seduto in panchina quella notte di 16 anni fa e che quel “l’ho fatto, l’ho fatto” gli venga rivolto da uno qualsiasi dei suoi indomabili Colchoneros.

Fonte: goal.com