Inter-Milan, il derby di Livorno tra il Buttero e l’Acciuga

«Meglio disoccupati ai Tre Ponti che ingegneri a Milano». I Tre Ponti sono una spiaggia di Livorno e il detto rispecchia le godurie salmastre che da aprile a ottobre il popolo labronico si concede. Eppure l’adagio, affatto saggio ma molto popolare in città, non sembra valere per gli allenatori.

L’ACCIUGA E IL MEZZOSANGUE – Massimiliano Allegri, detto Acciuga, tra i più accaniti frequentatori dei Bagni Fiume (stabilimento non lontano dai Tre Ponti) a Milano c’è arrivato di corsa. Walter Mazzarri, mezzosangue labronico, all’Inter si è precipitato al galoppo. La metafora equina calza al pennello per i due livornesi che si affronteranno per la prima volte nel derby meneghino.

IL BUTTERO E IL RINNEGATO – Walter è nato a San Vincenzo, maremma livornese, dove i butteri, i cow-boy made in Italy, imperversavano (ce n’è qualcuno anche oggi); Max è la rappresentazione vivente della livornesità marina anche se quelli della Curva Nord dello stadio Armando Picchi (altro simbolo livornese a Milano) lo giudicano un rinnegato alla corte dell’ideologicamente odiatissimo Berlusconi e dopo avergli perdonato a fatica la decisione di inossare da giovane calciatore la maglia del Pisa, gli ultrà l’hanno fischiato quando questa estate è sceso in campo tra le vecchie glorie livornesi.

LA MAGLIA NERAZZURRA  – Già, il tradimento pisano. Il fattaccio accadde l’11 giugno del 1989 quando Massimiliano indossò ufficialmente la maglia nerazzurra e debuttò in serie A (tu pensa il destino!) contro il Milan. Però Acciuga, nonostante le critiche, Livorno ce l’ha impressa nel Dna. Quando Milanello allenta la briglia, eccolo passeggiare alla Terrazza Mascagni, il belvedere sul litorale o con la stagione buona giocare alla «gabbionata», una sorta di calcetto massacrante (ci si affronta in una gabbia di cemento recintata dove non esiste fallo laterale e dunque pause) inventato si racconta da Armandino Picchi.

LA FUGA DALL’ALTARE – Il carattere, poi, nonostante la «simulazione lombarda» è quello labronico: levantino, aperto, dissacrante e sempre pronto a colpi di scena. Quello più clamoroso (dopo l’esordio nel Pisa) fu la fuga davanti all’altare nel giugno del 1992. Allegri, allora centrocampista 25enne del Pescara, doveva convolare a nozze con la fidanzata Erika. E invece, a cerimonia fissata con tanto di pranzo di nozze, il giorno prima decise di dribblare tutti. Sposa compresa.

L’ALTRO «TRADITORE» – Mazzarri livornese doc non si è mai sentito. Anche perché la Maremma livornese e la sua San Vincenzo appartengono un’altra storia. In città, i maligni, dicono che siano tutti pisani. Walter è stato fischiato spesso all’Armando Picchi e una volta s’arrabbiò pure. «Sono stato il primo allenatore a riportare in serie A gli amaranto dopo mezzo secolo, mi aspetterei un po’ di riconoscenza». Vox clamantis. Innamorato delle grandi spiagge di San Vincenzo e Donoratico, si racconta che la caotica e un po’ trasandata Livorno non gli sia mai piaciuta troppo facendo sempre accurate distinzioni sui suoi natali. Anche con il «quasi» concittadino Allegri ha avuto spesso polemiche e battibecchi. Lo stile è diverso, il carattere pure. Mazzarri è metodico e pignolo all’inverosimile.

IL PESO DI PICCHI – Livorno li guarda entrambi. Chi tiferà? La città è più interista che milanista. E non solo per l’avversione endemica degli ultrà a Silvio. Armando Picchi, il grandissimo capitano dell’Inter, è ancora un simbolo. E la seconda squadra della città, Il Picchi Livorno, a lui è intitolata. Peccato per quei colori nerazzurri. Come la maglia del Pisa. Li guarda, Livorno, e li aspetta ai Tre Ponti. Magari per una gabbionata, l’uno contro l’altro. Altro che pedate!

Fonte: Corriere della Sera