Inter-Juventus, confronto in mediana: nerazzurri più ordinati, bianconeri più imprevedibili. È anche sfida francese

Domenica sera a San Siro andrà in scena una delle partite storicamente più importanti per l’Inter, quella contro la Juventus. Il match di quest’anno, però, a detta di molti potrebbe essere lo spartiacque delle stagioni delle due squadre: se l’Inter dovesse vincere allontanerebbe ulteriormente i campioni d’Italia in carica in classifica, mentre in caso di vittoria dei bianconeri di Allegri si getterebbero le basi per un ritorno nel giro che conta da parte della Juventus.

Il solito cliché delle gare decise a centrocampo in questo caso trova conferma soprattutto per i cambiamenti apportati dalle due squadre nel corso del mercato estivo: la mediana bianconera, da anni la migliore in Italia, è stata rinnovata e, soprattutto, è stata soggetta a svariati infortuni e fatica a trovare continuità; quella nerazzurra, di contro, è stata praticamente rinnovata rispetto alla scorsa stagione e sta trovando una continuità di gioco nelle ultime gare.

A confermarlo sono i dati statistici che analizzano le posizioni in campo delle due diverse mediane. Se si analizzano partite fra di loro similari, come avversari e sviluppo delle stesse, si può ben notare come Felipe Melo, Kondogbia e Guarin siano molto più ordinati tatticamente tenendo le posizioni, eccezion fatta per l’ultima gara contro la Sampdoria, mentre i centrali di centrocampo della Juve, chiunque essi siano, tendono a svariare perdendo le posizioni originarie: questo è sì un limite dal punto di vista dell’ordine, ma è anche un vantaggio in fase offensiva perché è sintomatico di imprevedibilità.

L’ordine tattico dell’Inter, sommato all’elevato numero di passaggi corti di media a partita (446), denotano una spiccata propensione al possesso palla, ma di contro i 55 lanci lunghi per partita evidenziano una difficoltà cronica nel superare le linee di pressing, con conseguente ricerca a distanza di Icardi. Nella Juve questo problema viene ovviato scaricando sugli esterni, dove si verifica il maggior numero di attacchi dei bianconeri, che evitano il lancio lungo per due motivi: uno l’addio di Pirlo, principale fonte della specialità, due per l’assenza in queste partite di Mandzukic, ingaggiato proprio per ricevere questi palloni.

Anche quando le due squadre soffrono, si pensi alle gare dell’Inter contro la Fiorentina e della Juve a Roma, i nerazzurri appaiono compatti in linea mediana nel tentativo di tenere il pallone fra i piedi, mentre i bianconeri si affidano spesso e volentieri all’estro di Pogba che, però, risulta troppo esterno al gioco. Proprio il paragone Pogba-Kondogbia è uno dei leit-motiv che accompagnano la sfida. L’ex Monaco si avventura meno palla al piede verso il limite dell’area e gestisce più possessi nel terzo centrale del campo, mentre l’ex enfant prodige del Manchester United tocca numerosi palloni al limite dell’area di rigore. Entrambi hanno evidenti limiti in fase difensiva, ma c’è una differenza: Kondogbia prova a seguire in situazioni estreme gli attaccanti avversari; Pogba, di contro, raramente si fa vedere nel terzo difensivo in soccorso della retroguardia.