Inter in emergenza: tour de force e nazionali stanchi

“Essere eliminati ai supplementari era l’incubo peggiore”. Con la consueta genuinità Andrea Stramaccioni parlò così dopo la beffarda vittoria contro il Tottenham del 14 marzo. La delusione di aver sfiorato una rimonta impossibile era però mitigata dall’aver ritrovato la sua squadra e dalla consapevolezza che senza Europa League una rosa che si è rivelata inadeguata per il doppio impegno — quattro sconfitte, un pareggio e una vittoria, il bilancio post gare di Coppa — potesse tornare a correre verso il traguardo obbligato del terzo posto.

Doppia fregatura  —  L’adrenalina, confidava il tecnico, avrebbe permesso di superare il rischio fatica contro la Samp e poi ci sarebbe stato tempo per recuperare energie e preparare al meglio le altre nove “finali” di campionato. L’allerta meteo che ha portato al rinvio della gara di Marassi però alla fine potrebbe rivelarsi una doppia fregatura. Perché toglierà almeno in parte la carica maturata dopo la prova d’orgoglio contro gli Spurs e soprattutto costringerà l’Inter all’ennesimo tour de force. Visto che di mezzo c’è anche il ritorno della semifinale di Coppa Italia contro la Roma del 17 aprile, dal 30 marzo i nerazzurri dovranno giocare sette partite in ventinove giorni. Non il massimo, per un gruppo al lavoro da inizio luglio, arrivato a quota 45 gare ufficiali e martoriato dagli infortuni.

In nazionale i più spremuti  —  Strama quindi sta cercando di sfruttare al meglio questa sosta per le nazionali. Un po’ di fondo atletico, ma anche tanto lavoro tecnico-tattico. Con il particolare non da poco dell’assenza di ben otto nazionali. Tra cui alcuni degli interisti più spremuti, che torneranno ad allenarsi solo alla vigilia della sfida contro la Juve. A parte i testimonial della Duracell Cambiasso (3389 minuti in campo) e Zanetti (3665’), tra i giocatori più utilizzati da Strama in questa stagione ci sono Guarin e Palacio (a due gol dal suo record personale), che rientreranno dagli impegni rispettivamente con Colombia e Argentina non esattamente riposati. Dopo un avvio di stagione in cui spesso è partito dalla panchina, il centrocampista colombiano ha giocato buona parte dei 2909 minuti da novembre in poi. Stesso discorso per l’attaccante, – 2768’ in campo – che dopo l’infortunio di settembre (giusto in nazionale) non ha più staccato la spina. Complice anche il crack di Milito. E se Handanovic (3485’) non può stancarsi più di tanto, anche a Ranocchia (3096’) non avrebbe fatto male un po’ di riposo invece di fare panchina con l’Italia.

Fonte: Gazzetta dello Sport