L’Inter e la crisi del gol: c’è la Juve e Icardi si esalta

Un gol da tre punti (Chievo) e un altro inutile (Fiorentina): in tutto due reti in sei presenze (col Carpi fuori per infortunio). Poche – sotto media – per Maurito Icardi. Poche come le marcature di tutta l’Inter: 8 soltanto che, tradotto, fanno di quello nerazzurro il dodicesimo attacco della Serie A. Istantanee che testimoniano di una difficoltà di manovra – in chiave offensiva – che sino almeno al ko con la Fiorentina era stata in parte oscurata da una solidità difensiva che aveva permesso il filotto di successi, il cinque su cinque interrotto appunto dai viola di Paulo Sousa.

Segna dunque poco la squadra di Mancini – meno della metà della Roma (17), la metà esatta del Napoli (16), meno anche di Fiorentina (14), Samp (13), Torino, Lazio, Chievo etc. – perché conclude verso la porta avversaria meno delle concorrenti (14,6 volte a partita) e inquadra meno lo specchio di porta (4,6 volte a incontro). Eppure è seconda in calssifica: sa soffrire, sa reagire, ha carattere, ha grinta, ha individualità capaci di supplire a una manovra inevitabilemente ancora in fase di rodaggio. Difficoltà, oltretutto, acuite dall’assenza di Jovetic, e non è un caso che la mancanza del montenegrino sia coincisa con la frenata nel corso dei due ultimi match.

Ora però, per la serenità in primis di Mancini, Jo Jo finalmente torna e con lui c’è pure un Perisic che con la Samp ha mostrato perché lo abbiano tanto voluto e, per Icardi almeno, c’è la Juve. Perché? Perché se l’Inter fatica coi bianconeri – è dal 2010 che a San Siro i nerazzurri non festeggiano – quando Maurito vede la Juve (compresa anche la parentesi alla Samp) va a segno con straordinaria puntualità: 6 gol in 5 confronti. L’occasione per alzare la media personale – da lì in fondo eravamo partiti – e quella di squadra. L’occasione, più in generale, per volare a +11 sui rivali di sempre. Non poco, insomma.