La nuova Inter e la Cantera dimenticata

Agli inizi di dicembre, il Presidente Erick Thohir, nel corso di un’intervista al portale Espn Deportes, ha avuto modo di spendere qualche parola sul nostro vivaio, definendolo, senza mezzi termini, uno dei migliori d’Europa.

Il numero uno della società meneghina ha ricordato come il nostro settore giovanile in questi anni  abbia raccolto la bellezza di trentasette trofei. E fin qui tutto bene.

Il problema è che finora sono stati pochissimi i giovani, provenienti dal vivaio, in grado di dimostrare il proprio talento, e il responsabile del settore primavera dell’Inter, Roberto Samaden, pare aver individuato la causa, che in certi casi può essere estesa ad altri club della Serie A.

“Sono giocatori, tatticamente e mentalmente, impreparati ad affrontare competizioni di un certo livello.”

Analizzando il caso della nostra società, i giovani lanciati dal vivaio negli ultimi anni, che sono riusciti a scavarsi una nicchia, si contano veramente sulle dita di una mano. Su tutti ricordiamo Mario Balotelli e Davide Santon, che però non sono risultati decisivi nella conquista di alcun titolo. E i loro addii, tutt’altro che amichevoli (soprattutto nel caso di Balotelli), sono la conferma.

Tornando al presente, possiamo segnalare un Federico Bonazzoli che sta crescendo e si sta ritagliando spazio di partita in partita, ma per il resto il vuoto. E gli esempi in questo senso non mancano: Ibrahima Mbaye, duttile difensore, che porta sulla maglia il numero 25, appartenuto nel passato a mostri sacri come Walter Samuel e Dejan Stankovic, fatica enormemente a trovare spazio, e vedendo le ultime prestazioni dei nostri terzini (Dodò, D’Ambrosio e Nagatomo) non è chiaro il motivo. Non varrebbe la pena provare a concedergli fiducia, almeno per qualche partita?

Gli europei del 2013, disputati in Israele, hanno visto la formazione italiana under-21, comporsi, per quasi la metà, di giocatori interisti, cresciuti nel vivaio e  ngiro per l’Italia. Praticamente tutto il reparto arretrato, con Francesco Bardi tra i pali, gli esterni difensivi Cristiano Biraghi e Giulio Donati, ed i centrali Matteo Bianchetti e Luca Caldirola. Neanche a dirlo, anche grazie a loro, gli azzurrini sono giunti in finale. Ma purtroppo nell’Inter non si metterà in luce nessuno di loro. Caldirola e Donati sono volati nella Bundesliga, mentre Bianchetti e Biraghi continuano la girandola di prestiti. Non gode di sorte diversa nemmeno Francesco Bardi, che ora è addirittura la riserva di Bizzarri al Chievo Verona. Bardi è l’unico che ha una forte concorrenza, perché l’attuale portiere dell’Inter è un certo Samir Handanovic. Scusate se è poco. Caldirola e Donati si sono messi in luce in Germania, rispettivamente con le maglie di Werder Brema e Bayer Leverkusen offrendo ottime prestazioni, mentre in difesa noi fatichiamo a tamponare e sortite delle squadre avversarie. A centrocampo Simone Crisetig, in prestito (tanto per cambiare) al Cagliari, sta dimostrando le sue qualità, così come nella nazionale Under-21 di Luigi Di Biagio. Anche Alfred Duncan, ora in forza alla Sampdoria di Sinisa Mihajlovic, ha dimostrato buoni numeri, mentre noi a centrocampo fatichiamo molto in fase di interdizione.

Potrei fare un elenco della spesa, ma il concetto non è quello. L’idea di fondo è che con un po’ di coraggio e di perseveranza, qualche giovane potrebbe saltar fuori, diventando anche di grande valore. Del resto non dimentichiamoci che nel 1995, quando il Manchester United vendette Paul Ince,  Mark Hughese Andrej Kančel’skis, l’allenatore Alex Ferguson, decise di rimpiazzarli con dei giovani. Quei giovani rispondevano al nome di David Beckham, Paul Scholes e Gary Neville. Ora, non si pretende certo che saltino fuori i loro eredi, ma forse in futuro, ricordarsi dei giovani potrebbe tornare utile. Anche in funzione del bilancio.