Inter, confusa e infelice

“Le rivoluzioni a volte servono – ha ribadito ieri Roberto Mancini – Lo dice la storia”. A volte sì, altre meno. La “rivoluzione” societaria dell’Inter non sembra sia servita a restituirle lo status di “grande”, né ha aiutato a risolvere le incomprensioni strutturali (anzi…) e a cancellare la sensazione di una gestione erratica e schizofrenica.

Chi si aspettava una cascata di dollari, acquisti da paura, top player in fila fuori da Appiano Gentile, è rimasto deluso, ma in realtà Thohir non s’è presentato col kandura da sceicco, né con dichiarazioni roboanti. L’imprenditore indonesiano ha sempre predicato calma, attenzione ai conti, una “rivoluzione lenta” e ragionata. Un progetto a medio/lungo termine che, per definizione, avrebbe avuto bisogno di tempo per metabolizzare il cambiamento. E ciò che era stato “promesso”, si sta puntualmente verificando, inclusi gli inevitabili problemi da mettere in preventivo.

Chiaro che nessuno può essere soddisfatto dalle prestazioni recenti della squadra, ma non si può neanche dire che il patron non abbia cercato in tutti i modi di accelerare la ripresa: Mancini è stato un segnale importante, così come gli sforzi per strappare alla concorrenza Shaqiri e Brozovic. Se, poi, nel prossimo mercato, dovessero arrivare ancora un paio di top player come si vocifera (e come annunciato dal Mancio), senza per questo dover sacrificare quei (pochi) già a disposizione, allora dal punto di vista tecnico Thohir avrà fatto il suo. Poi toccherà all’allenatore…

Il punto, come dicevamo qualche giorno fa, è che non c’è grande squadra senza alle spalle una grande società. E al momento l’Inter dei piani alti sembra sfaldata, sfasciata da lotte intestine e difetti di comunicazione. Fino a quando persisterà questa situazione, difficile che si possa tornare ai livelli di un tempo. La gestione frammentaria del club è un “vizio” storico dei nerazzurri, ed una critica che si faceva anche all’Inter morattiana, ma se non altro in quel caso c’era chi ne rispondeva, chi – piacesse o meno – era presente e si prendeva la responsabilità di decisioni scomode, anche se non sempre opportune. In questo caso c’è un vuoto di potere che Thohir non può riempire a distanza.

In questo vuoto di potere vorrebbe reinserirsi proprio Moratti, che in “combutta” con Pellegrini vorrebbe riprendere in mano le redini e trascinare la sua Inter fuori dalle sabbie mobili in cui s’è cacciata. Il punto è: cosa è cambiato rispetto a due anni fa, quando l’ex patron decise di cedere per garantire alla sua Inter un futuro che lui non avrebbe più potuto assicurare? Perché, ora, Thohir non sarebbe più adatto? Dove erano i soci VIP due anni fa quando si cercava aiuto? Perché spuntano fuori solo ora? Domande alle quali solo Moratti potrebbe rispondere…

FONTEgoal.com