Inter-choc, ma l’estate inganna. Speriamo

L’estate inganna: non sempre. Un’estate fa, l’Inter di Mazzarri che vinceva col Real Madrid campione d’Europa pareva chissà cosa, ma già a settembre era un’illusione spenta. Sappiamo com’è andata. Un’estate dopo, l’Inter di Mancini che perde con Bayern, Milan e, infine, col Real Madrid sembra una squadra (ancora) vittima dei suoi soliti errori: fatica a fare gol; elabora un gioco che vien da dire: bravi, ma lenti; è invece un piacere (per gli altri) creare pericoli dinanzi ad Handanovic.

E’  un malanno che si trascina nel tempo, diremmo dal dopo Leonardo 2011 in giù, per non scalare fino alle struggenti nostalgie di Mourinho 2010 e del Triplete. E’ un malessere che pare non risolversi, nonostante Montoya e Murillo, oggi, più Kondogbia. Certo: poi ci saranno Jovetic, sicuro; Felipe Melo e Perisic, probabili, deve entrare in gruppo Miranda. Mezza Inter o quasi è da aggiungere a questa che possiede nomi e risorse ma, ribadiamo, troppi difetti che si trascinano da quasi un quinquennio.

Mancini è al lavoro, Thohir sparge fiducia e (quasi) proclami. Noi ci atteniamo a quel che si è visto nella settimana cinese, fra titolari e turn over, ma senza una luce che sia tale per dire che l’Inter ha cambiato pelle. Dunque prospettive. Il mercato a largo raggio -difesa, centrocampo e attacco- è la conferma di quanto si dovesse rifondare, rifare il progetto daccapo. Un’impresa tecnico-tattica che muove i primi passi e che si “nutre” di queste tre sconfitte. Non quel che si chiedeva, perdipiù con lo zero assoluto in zona gol fatti.
Non servono altre parole, dinanzi alle cifre e a quello che si è visto. Dicono un po’ tutto. Dicono che la delusione dell’estate (che inganna, ribadiamo, ma non sempre) oggi come oggi è l’Inter di Mancini. Non la nuova Inter, che aspetta Jovetic, Miranda, Felipe Melo e Perisic. E poi qualcun altro. Il cantiere è apertissimo.