Il Triplete è lontano anni luce, squadra da rifondare

“Manic Monday” cantavano le Bangles nel 1986 e non si può dire che quello di ieri non sia stato un “lunedì frenetico” sotto la Madonnina. In mattinata i cugini del Milan davano il benservito ad Allegri tra gli sghignazzi degli interisti, che già pregustavano i tre punti contro il Chievo come ciliegina sulla torta. Invece, come ormai capita sempre più spesso, l’Inter ha rovinato la festa ai pochi tifosi che, sfidando freddo e pioggia, sono accorsi a San Siro pieni di belle speranze. E a far andare di traverso la torta ci ha provato proprio un ex milanista, Paloschi, bravo a beffare un Handanovic in versione gatto di marmo con un tiro a giro.

L’attaccante clivense è stato anche favorito da un pasticcio Rolando-Jonathan. Un tiro subito e un goal: quando la fortuna si volta dall’altra parte, proprio non ce n’è. Il goal subito dà una scossa (leggera) alla squadra che trova l’immediato pareggio con Nagatomo e sempre con il giapponese realizza il 2-1 che il guardalinee annulla ingiustamente. Errore pesante, a cui si aggiunge l’ormai solito rigore non concesso (al 94’ contatto Cesar-Botta), ma che non deve diventare un alibi. Sono i numeri a condannare i nerazzurri, che hanno vinto solo due delle ultime otto gare di campionato (Livorno e derby) e hanno chiuso il girone di andata con soli 32 punti (a meno 10 dal Napoli terzo in classifica), una media che può valere un preliminare di Europa League o poco più.

Mazzarri gode dell’appoggio dei tifosi, che lo hanno omaggiato con uno striscione (“Non siamo stupidi, lo vediamo chi sta lavorando. E chi non lo sta proprio facendo… avanti Mister”), di quello di Thohir, che dall’Indonesia lo ha elogiato, ma al di là degli attestati di stima l’allenatore ha assoluto bisogno di rinforzi, facce nuove per rifondare una squadra a cui sembra tornata la depressione stramaccioniana e che fa una fatica boia a concludere in porta, dunque a segnare. I limiti sono quelli di sempre, la squadra è lenta e con poche idee e solo quando va sul fondo con gli esterni si rende pericolosa. Handanovic, una sicurezza l’anno scorso, è in fase di preoccupante involuzione, Juan Jesus è il solito pasticcione, Cambiasso ha bisogno di rifiatare (come Palacio), Kovacic e Alvarez vanno troppo a intermittenza e mancano di continuità. La panchina, poi, è davvero corta e logora: Milito, Zanetti, Samuel non sono più dei giovanotti, gli altri non hanno ancora dimostrato di essere da Inter.

“Prima di acquistare, bisogna vendere” è la filosofia del tycoon indonesiano, concetto che ha indispettito la Curva Nord (leggere striscione pro-Mazzarri, ndr). Il problema è che nella rosa attuale ci sono solo 2-3 giocatori che ti permettono di fare un po’ di cassa (Guarin, Handanovic e Ranocchia), mentre i sicuri partenti come Pereira e Belfodil hanno appeal solo sulla base del prestito. Questa squadra ha bisogno come minimo di un esterno, un centrocampista e un attaccante: la mono-punta non si può più vedere e il povero Palacio ha bisogno di rifiatare. In poche parole bisogna mettere mano al portafogli, senza sbagliare: con pochi soldi fare mercato diventa complicato e bisogna essere bravi, quindi cambiare registro rispetto all’era post Triplete.

Un Triplete quello del 2010 che sembra lontano anni luce, come la Juve capolista. Un tifoso a fine gara faceva notare come la somma dei punti di Inter (32) e Milan (22) fosse di poco superiore ai punti conquistati dai bianconeri (54 contro 52). Di questo passo, ci vorranno ben più di 2-3 anni per colmare il gap con la squadra di Conte. Ci sa tanto che il povero Thohir dovrà rifare i conti se non vuole mettere mano al portafogli…

Fonte: goal.com