Il Settebello di Walter Mazzarri

Inter-Fiorentina, Cagliari-Inter e Inter-Roma: dieci giorni per capire dove come sarà l’avventura di Walter Mazzarri e di questa squadra riemersa così in fretta, e così bene, da stupire (anche) chi l’ha costruita. Dal niente al sapore di scudetto: due grande partite a San Siro, una trasferta ricca di insidie e ne sapremo di più. Rivedendo –sempre in tema di numeri e dopo il Settebello storico al Sassuolo– le sette mosse mazzarriane che hanno cambiato l’Inter.

Motivazioni  – Il lavoro del tecnico è cominciato così: dal ritiro di Pinzolo. Per azzerare paure e tormenti di un gruppo che quando entrava in campo –la scorsa stagione- sapeva già di subire  avversari, gol e persino umiliazioni. Con una deriva di autostima che pareva illimitata.

Condizione – Dicono che l’Inter era una squadra poco allenata alla fatica, alla sofferenza. Preparazione atletica errata (ci sono anche testimonianze dirette), frutto –probabile- della poca esperienza di un tecnico, Andrea Stramaccioni- che pure per tre mesi aveva condotto l’Inter a un solo punto dalla Juventus. Mazzarri ha aperto il cantiere di lavoro chiedendo, e ottenendo, un grande lavoro per cementare una condizione fisica ottimale. Che l’assenza di impegni di Coppa consente di calibrare come si deve.

Difesa – La terza via, quella di mettere solidi paletti in una difesa che, un anno fa, era vittima di errori persino elementari. Molto ha contribuito, in tal senso, l’apporto di Campagnaro: uno con la stoffa da leader. Ha dato fiducia a Ranocchia, ripresosi dopo una stagione deprimente; ha rimesso in pista Juan Jesus, che aveva cominciato bene e finito malissimo; e anche Handanovic ha ritrovato una serenità che sembrava perduta.

Titolarissimi – Al di là del modulo scelto (3-5-1-1), prerogativa del tecnico, Mazzarri ha subito imposto il suo metodo dei titolarissimi, nel senso che giocano sempre gli stessi, salvo minime variabili. Handanovic in porta; poi Campagnaro, Ranocchia e Juan Jesus in difesa; Jonathan e Nagatomo laterali; Cambiasso davanti alla difesa; Guarin sul centrodestra, Taider (o Kovacic) centrosinistra; Alvarez dietro a Palacio.

Il  rilancio – La forza propulsiva delle corsie laterali: Mazzarri si è inventato un nuovo Jonathan, talmente spaesato per lunghi mesi interisti, così efficiente ora; e ha riammesso sulla scena Nagatomo, che si stava perdendo in chissà quasi gorghi di malessere. Due laterali così, quattro mesi fa non erano nei preventivi.

Fattore-Alvarez – Palacio segna, Guarin fa la sua parte, Milito è tornato, Kovacic è una promessa, Taider una bella realtà, Icardi procede, Belfodil si vedrà. E fra tutti, Ricky Alvarez sfoggia un calcio da campione, un lavoro a tutto campo da uomo squadra e giocate alla Kakà (quando era il vero Kakà). Chiedere e ottenere dall’argentino un lavoro di così largo raggio,  è un’impresa.

Cambiasso – La mano dell’allenatore in campo. Un po’ per vocazione, molto per esperienza, Esteban Cambiasso deve a Mazzarri una ritrovata vitalità, e anche una stima –reciproca- che è il valore aggiunto del lavoro sul campo, durante la partita. Davanti alla difesa, Cambiasso lavora, ripara e corregge, quando è il caso.

Fonte: Sport Mediaset