Il regalo di Bardi, il Presidente, il Capitano. Diamo i numeri di Inter-Livorno.

Serata di intense emozioni, quella di ieri a San Siro. La presenza dei tanti giovani ex Inter, il saluto al Presidente Moratti, e il ritorno di quello che da anni è il simbolo della squadra nerazzurra, Javier Zanetti. L’Inter non fa bella figura, ma vince 2-0, ed in fondo è solo questo che conta. Diamo i numeri della gara da ZERO a DIECI.

ZERO minuti. La partita non è ancora cominciata, le squadre cominciano a scendere in campo, lo speaker dello stadio elenca i nomi dei giocatori titolari e quelli della panchina. Lascia per ultimo il suo, Javier Zanetti, e lo stadio esplode in un boato. Era già stato in panchina ad Udine, ma non era San Siro, non era casa sua. Mazzarri gli regala 10 minuti, la presenza numero 846, 195 giorni dopo quell’infortunio che fece ipotizzare il ritiro. Ma lui aveva fatto una promessa, aveva promesso di tornare. Leggenda.

UNO il regalo. Francesco Bardi è un giocatore dell’Inter, se ne ricorda alla mezz’ora, quando mette in rete un innocuo cross di Jonathan. Si spera che in futuro, il portiere, regali altre gioie, diverse, ai colori nerazzurri.

DUE vittorie consecutive. La mini striscia di vittorie è cominciata ad Udine. Prima di questa, non si infilavano due vittorie dalla partita vinta contro il Sassuolo.

TREntatre minuti per Kovacic. Dopo le voci di dissapori che ci sono state in settimana, Mateo ha un’altra possibilità di mettersi in mostra. Non la sfrutta, appare spaesato, sempre in ritardo e a volte fuori luogo, fino all’ultimo minuto, quando raccoglie un passaggio del capitano e serve un pallone d’oro a Nagatomo per il 2-0. Speranza.

QUATTRO gli striscioni esposti dalla curva per Massimo Moratti. Una lunga lettera, di saluto, perché –anche stasera è stato ribadito- c’è solo un presidente. Gli stricioni recitavano così: “Le gioie più grandi, le sofferenze più imbarazzanti, 18 anni di gestione racchiusi in quelle dodici domande. Spesso l’abbiamo attaccata, anche se mai l’abbiamo abbandonata. Nonostante tutto qualcosa ci accomuna, l’amore per l’Inter innegabile. L’essere troppo tifoso che a volte è deleterio, ora attendiamo curiosi ma intanto grazie di tutto presidente. Se lo merita. In fondo le abbiamo voluto bene”.

CINQUE presenze per Belfodil. Quella di ieri, e prima Catania, Torino e Verona. Con il Cagliari l’unica da titolare. Cinque anche le partite consecutive in cui l’Inter raccoglie punti, undici, dopo lo 0-3 subito dalla Roma.

SEI a Walter Mazzarri. Certamente un’involuzione nel gioco, anche se la squadra vince senza correre nessun pericolo. Incomprensibile la decisione di far giocare Alvarez a centrocampo, l’argentino non entra mai nel vivo del gioco, non copre, e questo penalizzi anche le discese di Nagatomo. Non è la sua serata migliore, questo è chiaro, Ricky si intestardisce spesso nel dribbling, perdendo quasi sempre il pallone. Ma l’impressione è che a farlo giocare in appoggio a Palacio, si veda tutto un altro calcio.

SETTE il voto a Cambiasso. Il migliore, sembra essere tornato il mediano insuperabile dei vecchi tempi. Dopo due anni difficili, vive una seconda giovinezza.

OTTO minuti più tre di recupero. Quello che ha giocato Zanetti. Sono bastati per far dire a Mazzarri a fine partita: “i giovani vedano quello che ha fatto in campo, e prendano esempio”. Ci mette un minuto ad ambientarsi, poi scende palla al piede e…2-0.

NOVE il centravanti. Milito non c’è, Icardi manca. Palacio ogni tanto, deve pur fare una partita su livelli umani. In queste serate, si sente la mancanza di un attaccante di ruolo. L’arrivo di Thohir porterà sorprese?

DIECI arbitri non basterebbero. Anche ieri sera, un episodio più che dubbio. Palacio si fa strada in area, al momento del tiro, viene sbilanciato in modo decisivo, e ci sentiamo di dire volontario da Luci. Alla dodicesima partita l’Inter conta ancora zero rigori a favore. Conservate una bottiglia di spumante, dicono che prima o poi, gli errori arbitrali si compensano. Abbiamo molto credito.