Il principe e la fiaba déjà vu

Ricordate il goffo controllo di Abate che fece da assist a Milito per l’1-0 di quel derby di due anni fa? La musica è la stessa: toccata e fuga verso la porta e palla calibrata lì dove il povero Abbiati non può arrivare. Il 2012 sembra aver ritrasformato il rospo nel principe argentino; non sappiamo chi se lo sia baciato ma siamo felici di questo risveglio. Sembrava strano che in poco più di un anno un goleador implacabile si fosse trasformato in un artista della comica sottoporta, una macchietta da Gialappa’s. E Diego, con sopportazione e impegno, ha ripreso a fare quello che sa fare benissimo. Un marchio di fabbrica quel pallone calibrato lì a toccare il palo. Un colpo da biliardo col copyright. Il dubbio del suo declino lo abbiamo avuto tutti, e anche chi lo difendeva apertamente temeva che fosse arrivato il momento in cui l’anagrafe fa sì che certi spunti, certe progressioni non siano più possibili. Anche chi aveva ancora vivi negli occhi quei lampi di Madrid covava il timore che il principe fosse pronto per abdicare.
Invece no, ci prendiamo il rischio di dire che quel momento è ancora lontano. Lo facciamo anche in ragione della riconoscenza verso un uomo che ha contribuito, con tanto di doppia firma, a far tornare nell’olimpo del calcio la compagine interista. Lasciamo da parte per un attimo la partita e le analisi, doverose, di come sia maturato questo successo. Lasciamo in un cassetto i sogni di una rimonta che oggi sembra poco folle, quasi ragionevole. Ci fermiamo per omaggiare di corona il nostro campione. A lui giuriamo che non abbiamo mai dubitato sul suo ritorno, una piccola bugia per non offenderlo.
Baci, Diego.