IBRA: “All’Inter disposti ad uccidere per Mou”

A tutto Zlatan Ibrahimovic. Lo svedese, nella sua autobiografia, ha raccontato nel dettaglio la sua esperienza all’Inter con José Mourinho. Ecco quanto raccolto da Fcinter1908.it:

“Josè Mourinho è una grande star. La prima volta che ha incontrato la mia compagna, Helena, le ha sussurrato: “Helena, hai una sola missione: prenditi cura di Zlatan, fallo dormire, fallo felice. Mourinho dice quello che vuole. Mi piace. E’ il leader del suo esercito ma ci tiene. Mi scriveva ogni giorno all’Inter, mi chiedeva come stessi. E’ l’opposto di Guardiola. Mourinho ti trasforma in una persona disposta a morire per lui.

L’ITALIANO IN TRE SETTIMANE – “Durante gli Europei del 2008 mi era stato detto che Mourinho, che sarebbe stato il mio tecnico all’Inter, mi avrebbe telefonato. Ho subito pensato: ‘è successo qualcosa?” Invece voleva solo dirmi: “Sarà bello lavorare insieme, non vedo l’ora di incontrarti. Niente di che ma me lo disse in italiano. Non capivo: Mourinho non aveva mai allenato in Italia. Eppure parlava meglio di me! Aveva studiato l’italiano per tre settimane ma non riuscivo a tenere il passo. Poi siamo passati all’inglese e sono riuscito a capire. Ho capito che era uno che ci teneva. Dopo la gara con la Spagna ho ricevuto un sms. “Ben fatto, bella partita”, mi scrisse insieme ad alcuni consigli tattici. Mai successo prima: un messaggio da un mio allenatore! Giocavo con la Svezia, che non aveva niente a che fare con lui. Ma lui si interessava a me e io lo apprezzavo. Poi capii che mi scriveva per un motivo: voleva la mia lealtà ma mi piaceva comunque quell’atteggiamento. Lavora più duramente degli altri, vive e respira calcio ogni giogno. Non ho mai incontrato un allenatore con la sua conoscenza degli avversari. Sapeva tutto, anche la taglia di scarpe del terzo portiere.

SICURO DI SE’ – “Riusciva a far remare tutti dalla stessa parte, si rivolgeva a persone che si sentivano intoccabili senza leccare loro i piedi. Andava dritto al punto: “Da ora in avanti, farete così”. E tutti ascoltavano. Non che fossero spaventati, non era Fabio Capello, che era un allenatore demone. Mourinho creava rapporti personali con i giocatori con sms, si informava della situazione familiare, dei figli. E non urlava”

CARICA – “Nello spogliatoio ci caricava da morire. Ci faceva vergognare quando giocavamo male. “Non voglio più vedervi così, per nessun motivo. Dovete andare in campo come leoni affamati. Nella prima battaglia sarete così”…ci disse una volta e diede un pugno sul palmo della sua mano.

“E nella seconda…”…e diede un calcio alla lavagna con i fogli degli schemi e li fece volare per tutta la stanza. L’adrenalina pompava dentro di noi, eravamo animali rabbiosi. ‘Quest’uomo dà tutto per la squadra quindi io voglio dare tutto per lui”, pensavo dentro di me. La gente era disposta ad uccidere per lui.

MAI UN SORRISO “C’era una cosa che mi preoccupava: non importava cosa facessi, non c’era mai l’accenno di un sorriso sul suo volto. Stavo giocando in maniera meravigliosa ma Mourinho aveva la faccia come quando piove nel weekend. Una volta feci un gol assolutamente clamoroso al Bologna. Fu votato anche gol dell’anno. Beh Mourinho rimase impietrito. Pensai: ma che ha quest’uomo? Se non reagisce nemmeno con un gol così, cosa lo smuove? In un modo o nell’altro volevo farlo esultare. Successe ma solo dopo che avevamo vinto tre trofei e dopo che diventai capocannoniere. Mourinho, l’uomo con la faccia di pietra, l’uomo che non batteva mai ciglio, si era svegliato. Era come impazzito. Saltava come un bambino e finalmente sorrideva. “Ce l’ho fatta allora ma ce n’è voluto di tempo“.

Fonte: fcinter1908.it