I soldi dell’Inter: la questione di stato che ha fatto arrabbiare Sabatini

Vorrei ma non posso. Gli ultimi giorni di mercato hanno messo a nudo i limiti economici attuali dell’Inter. Rileggiamo le parole di Walter Sabatini, coordinatore dell’area tecnica di Suning Sports Group: “È normale che Schick vada preso, non bisogna neanche pensarci. Adesso a Roma se lo godano, avremmo voluto prenderlo noi all’Inter, ma non abbiamo potuto per nostri motivi”. A ruota, l’intervento di Piero Ausilio, ds nerazzurro: “Il fair play finanziario? Pensavamo di avere superato questo scoglio, ma abbiamo scoperto che non è così”.

LE QUESTIONI INTERNE – E’ soprattutto il primo punto a meritare un approfondimento. Perché al di là dell’FPF evocato da Ausilio (e demolito, sotto altre latitudini, dal Paris Saint Germain), sono soprattutto i “nostri motivi”, ovvero le questioni interne all’Inter, ad aver bloccato i grandi colpi sognati dai tifosi interisti e da Luciano Spalletti. E le questioni interne nerazzurre sono strettamente legate alle decisioni del governo cinese in materie di investimenti nello sport, e nel calcio in particolare. I rubinetti di Suning si sono chiusi improvvisamente il 19 luglio, quando Pechino ha imposto un brusco stop agli investimenti all’estero. Una doccia fredda, anche per Sabatini, che il 10 maggio entrava in carica nel suo nuovo ruolo con ben altre aspettative, altre prospettive e altri nomi fra gli obiettivi di mercato (rispetto a quelli, pur validi e funzionali, che poi hanno raggiunto la Pinetina).

A OTTOBRE LA SVOLTA? – La prossima tappa è fissata a ottobre, quando il Congresso del Partito Comunista cinese potrebbe revocare il divieto, dando il la a nuove decisioni governative in ambito di investimenti all’estero. Se così fosse, già a partire dal mercato di gennaio potrebbero aprirsi nuove prospettive per il mercato dell’Inter. Ma se così non fosse, i “nostri motivi” sarebbero sempre di più i “loro motivi”, dei cinesi.