Handanovic: storia di un derby

La storia era cominciata con qualcuno che storceva il naso, troppi i discepoli che Julio Cesar aveva portato via con se, vere e proprie campagne mediatiche di tifosi che non digerivano la partenza del portiere brasiliano.
Ha dovuto iniziare così Samir Handanovic, sopportando quegli sguardi carichi di giudizio di persone già troppo pronte a rimpiangere l’acchiappa sogni.
Il peso dell’eredità, insomma, lo stesso che aveva gravato sulle spalle di gente molto più esperta come Forlan e Benitez, inesorabilmente affossati, non ha minimamente scalfito la marmorea solidità del ragazzo sloveno. 

Lucido, sereno, imperturbabile, tanto per capirci, qualora ci fosse stato dalle parti della pinetina un poster di Julio Cesar, siamo certi che ad Handanovic non lo avrebbe tirato via, forse non ci avrebbe neanche fatto caso. Ci ha conquistati così, senza l’ossessione di scrollarsi di dosso il passato, mai depresso, ne sopra le righe, con quella capacità di sapersi prendere la scena quando invece il palcoscenico sembra dover essere destinato a ben altri protagonisti.Cosi’ come accaduto nel derby della madonnina, quello che qualche persona “politicamente attiva”  aveva prontamente ribattezzato il “derby di Balotelli“, ex dal dente avvelenato, pronto a tutto pur di segnare sotto la curva nerazzurra, le aveva addirittura promesse a Ranocchia:”al derby ve ne faccio due” aveva affermato con il suo solito modo di fare spavaldo ed irriverente. E dunque, i riflettori sono tutti per Mario, qualche tv gli dedica addirittura telecamere personalizzate atte a seguire i suoi movimenti, i suoi colpi. Insomma non vogliono perdersi proprio nulla della trionfale notte dell’ex.

E qui entra in scena lui, l’attore non protagonista capace di sfilare l’oscar dalle mani dei più celebri colleghi: Samir Handanovic, encomiabile guardiano della retroguardia nerazzurra, coraggioso, indiscreto, unico vero eroe tra tante sovrastimate celebrità di cartone.
Balotelli ci prova, di piede, di testa, ma il risultato non cambia: NON SI PASSA. E mentre Mario, nero di rabbia, sfoga la sua ira prendendo a calci un incolpevole palo, Samir non si scompone, rimane impassibile, impenetrabile, concentrato, nonostante un secondo prima avesse compiuto un miracolo, di  quelli che (per citare lo striscione della curva) ti fanno tremare il cuore e smettere di respirare. Vola, sospeso nell’aria ci mette la “manona”, la palla ricade in terra, rimbalza sulla linea, eternità di un ambiguo attimo, chi ci arriva prima decide tutto: niente paura, ci pensa ancora lui – Samir Handanovic piomba sulla palla e la rapisce.

A questo punto nessuno può più far finta di niente, la platea si alza ad applaudire l’inattesa sorpresa, i riflettori si spostano ad illuminare un volto diverso, segnato dalla fatica, dall’adrenalina, dal sudore di una gara sentita e non da quello di una notte in discoteca.
Altro che super Mario, fatecelo proprio dire: Super Samir. Anzi no, non chiamiamolo così, a lui non piace, lo ha già detto troppe volte, parare è il suo mestiere e quello che fa è tutto normale, un po come a dire: ok adesso spostatemi quelle luci di dosso che poi, ad un certo punto, più di tanto, cominciano a dar fastidio. IDOLO.