Guarin è rinato con la cura Mancini

Sono stati mesi difficili per Fredy Guarin, un anno e mezzo (quello della stagione Mazzarri) che gli ha regalato pochissime gioie e tanti dolori. Nel gennaio 2014, il colombiano aveva addirittura svuotato l’armadietto per trasferirsi alla Juve. Tutto saltò, ma per lui le cose non sono migliorate. Fino all’arrivo del Mancio, che gli ha dato fiducia, lo ha messo nel ruolo preferito (mezzala) e ora il Guaro lo sta ripagando con gol ed assist.

“Questione di feeling” cantava Riccardo Cocciante in coppia con Mina. Quello che non è mai scattato con Mazzarri e che invece c’è stato dal primo minuto con Mancini. Da giocatore sopportato (e quasi juventino) a leader: è questa la parabola di Guarin nell’ultimo anno.

Con il predecessore del Mancio, il Guaro il campo lo ha visto con poca continuità ma soprattutto è stato sballottato un po’ in tutte le posizioni, perfino attaccante. Ci ha messo del suo, è vero, giocando un bel po’ di partite decisamente sottotono, con un atteggiamento un po’ di supponenza che ha fatto spesso inviperire il pubblico di San Siro. Il punto più basso il 31 marzo a Livorno, con lo sciagurato retropassaggio che ha regalato il pareggio ai padroni di casa.

Fallito lo scambio con Vucinic per l’opposizione della Curva Nord, l’Inter ha provato a cedere il colombiano anche in estate, ma l’offerta del Valencia non è stata ritenuta adeguata. Il Guaro è rimasto, ma con Mazzarri solo bocconi amari: solo cinque presenze in campionato, due da titolare e poi spezzoni di gara.

Poi l’arrivo del Mancio e l’inizio di una nuova vita calcistica. Il primo passo è stato dargli fiducia e continuità, poi ha sicuramente giovato il cambio di modulo, dal 4-2-3-1 al 4-3-1-2, e di ruolo (mezzala). Decisivo contro il Palermo (un gol, un assist e lo zampino anche nel terzo gol), straordinario ieri a Bergamo in quella che senza dubbio è stata la migliore prestazione da quando veste la casacca nerazzurra. Non che con Mancini siano state tutte rose e fiori, visto che ha steccato più di una gara. Ma la fiducia non è mai venuta meno e ora l’Inter gode i frutti.

Contro l’Atalanta per la prima volta l’ex Porto ha preso in mano il centrocampo nerazzurro, da autentico leader, mettendoci classe, grinta e corsa. I fischi sono solo un ricordo, ma ora viene il difficile: dare continuità a quanto di buono fatto vedere in quest’ultima settimana.

FONTESport Mediaset