GL Rossi: “L’attacco crea, la difesa distrugge”

Inutile creare davanti se poi dietro basta nulla per distruggere tutto. Anche nel ritorno in Europa League, l’Inter non è riuscita a smentire se stessa. Il 3-3 a Glasgow induce all’ottimismo sul superamento del turno, ma ripropone interrogativi inquietanti, senza risposta.

Stavolta non ci sono errori specifici del duo Ranocchia-Juan Jesus nei tre gol scozzesi. Una volta sbaglia Kuzmanovic in copertura, un’altra Campagnaro, un’altra ancora Kovacic, ma mai che i due riescano farsi trovare in posizione per metterci una pezza. Se avete voglia di riguardarvi la partita, contate le volte in cui Ranocchia è crollato al suolo, manco avesse incontrato ostacoli invisibili a noi umani. Se non si tranquillizza una volta per tutte il reparto difensivo scegliendo centrali più sereni, mai quel che si costruisce sarà capitalizzato. E’ chiaro che sia diventato un problema psicologico: tra Ranocchia e Juan Jesus, l’uno agita l’altro e viceversa.

Per continuare a farli giocare, Mancini, uno che poco alla volta ha stravolto tutto, non esitando a mandare in panca per la quarta volta consecutiva il suo preferito, Mateo Kovacic, non abbia proprio alternative. Vidic soffre di lombalgia, una brutta bestia per chi deve giganteggiare in area, Andreolli non è ancora a posto, Felipe ha appena cominciato ad allenarsi. L’unica alternativa sarebbe arretrare Medel come nella Nazionale cilena, ma gli mancano i centimetri che vuole Mancini nei difensori. Vedremo.

Al Celtic Park però abbiamo anche assistito alla consacrazione di un campioncino: Sherdan Shaqiri. E’ stato lui ad aprire le danze ed è stato lui a condurle fino alla fine, con gol, assist, movimenti e conclusioni in ogni zona del campo. E’ qui da poco, ma ha trovato il tempo di firmare tutte le competizioni: campionato, Coppa ItaliA ed Europa League. E con lui è risorto anche Palacio, con una doppietta che migliora notevolmente il suo scarno score stagionale che finora era di soli tre gol, l’ultimo però domenica scorsa con l’Atalanta. E Guarin? Si sapeva che dopo le faville delle ultime due gare, ne avrebbe fatta una normalissima. Altrimenti giocherebbe da tempo con Messi e Neymar o, se preferite, con Bale e Cristiano Ronaldo.

Resta il fatto che dopo nemmeno un quarto d’ora si era sul 2-0, che aveva ammutolito i 60.000 del Celtic Park, dopo una bella coreografia in omaggio agli eroi che nel 1967 a Lisbona strapparono all’Inter la Coppa dei Campioni, convocati per la grande e piovosa notte scozzese. Poi in una manciata di secondi gli errori che una grande squadra non dovrebbe mai commettere che hanno regalato ad Armstrong l’uno-due per riazzerare i conti. E meno male che poco prima dell’intervallo Craig Gordon, il portiere della Nazionale scozzese, si è allungato male su un lancio lungo di Medel perdendo il pallone che Palacio ha nuovamente scaricato in rete.

Nella ripresa, con Icardi sempre più fermo e debilitato dall’influenza, Shaqiri ha mostrato un repertorio alla Sneijder, ma è ancora presto per certi paragoni.
L’Inter però ha anche rischiato perché proprio lì le insicurezze di Ranocchia e Juan Jesus hanno cominciato ad essere all’ordine di un rischio ogni cinque minuti. Mancini, approfittando del cambio Kuzmanovic-Dodò, ha addirittura violentato se stesso consegnando un poema di raccomandazioni che il brasiliano ha messo in mano a Ranocchia, che si è messo tranquillamente a leggerlo.

Una cosa mai vista prima, ma che purtroppo non è servita. Tra l’altro, c’era scritto di tenere la linea difensiva compatta almeno per dieci minuti. Gli ultimi. Niente da fare: a tempo scaduto, sul solito intervento di fioretto anziché di sciabola di Kovacic in chiusura, il Celtic ha trovato il pareggio con John Alberto Guidetti, un italo-svedese che è pure tifoso interista. La solita beffa. 2-3 o 3-3 in una partita da 180 minuti per certi versi cambia poco e giovedì prossimo ci si rivede a San Siro per il secondo tempo, ma è dietro che bisogna cambiare. Come? Nessuno lo sa.