Giacinto Facchetti, il gigante buono

Giacinto Facchetti  detto Cipe (Treviglio, il 18 luglio 1942 – Milano, 4 settembre 2006)

Ma chi era quel giovanottone lungo lungo, che Helenio Herrera aveva avuto il coraggio di far debuttare in Serie A contro la Roma il 21 Maggio del 1961? Questo si chiedeva la gente, che lo vedeva girare per il campo, andare avanti come se giocasse in attacco. Eppure portava il numero 3, un numero da terzino. Qualcuno già diceva… ”Ma chel lì l’è propi bon no!”. Eppure, quel ragazzo, che si chiamava Giacinto Facchetti, stava cambiando il calcio, inventando il ruolo di terzino fluidificante. Così si diceva negli anni ’70, quando questo tipo di giocatore divenne comune in quasi tutte le squadre. Il terzino che anzichè pensare solo a difendere, partecipava alla manovra, ed arrivava spesso alla conclusione.

GIacinto Facchetti
GIacinto Facchetti

Fu una scommessa vinta alla grande, quella del mago Herrera, che fece di Facchetti e di quel modo nuovo di giocare uno dei pilastri sui quali si basò la Grande Inter. Nonostante le critiche iniziali di pubblico e stampa, anche quella più competente.

Facchetti si mise sempre più in evidenza, e tra gli aspetti che lo resero celebre vi furono la correttezza, la serietà, il portamento. La testa sempre alta, degna di un uomo che affronta sconfitte e vittorie con uguale dignità e coraggio. La dignità di un ragazzo non nato ricco, ma figlio di un ferroviere della provincia di Bergamo.

Nell’Inter giocò 634 partite, segnando la bellezza di 75 gol. Numeri impensabili, soprattutto allora, per un difensore. E tra tutti i gol segnati, lui ne ha sempre ricordato uno, al di sopra di tutti, quello segnato al Liverpool in una semifinale di Coppa Campioni, il 12 Maggio 1965. Una delle pagine più belle della storia dell’Inter. Dopo una gara di andata persa per 3-1, venne fuori la squadra vera in quella magnifica notte di San Siro. E quando l’Inter già conduceva con due reti di vantaggio, Facchetti mise la ciliegina sulla torta. Un’azione corale, conclusa con un tiro dal limite di questo strano difensore, arrivato a gran velocità, che esplose una bordata di rara potenza e precisione, imprendibile per il portiere avversario. Un 3-0 che mandava a casa incredula la fortissima squadra inglese. Un gol rimasto nel cuore di Giacinto e di tutti i tifosi nerazzurri.

Furono 4 gli scudetti vinti , 2 le Coppe dei Campioni, ed anche 1 Coppa Intercontinentale.

Dalla seconda metà degli anni ’70, non più giovanissimo e veloce, giocò nel ruolo di libero. Concluse la carriera interista il 17 Maggio del 1978, contro il Foggia, marcando quel giorno una sfortunata autorete. Non sapeva ancora che sarebbe stata la sua ultima apparizione ufficiale sui campi di calcio.

Giocò moltissimo anche in Nazionale, collezionando 94 presenze, vincendo un campionato europeo nel 1968, ed arrivando alla finale del Campionato del Mondo del ’70,in Messico. Nel 1978, invece, si aspettava di partecipare alla spedizione in Argentina, con la speranza di arrivare al traguardo delle 100 presenze. Ma all’indomani della sopra citata ultima gara con la maglia nerazzurra, arrivò la lista dei 22 scelti da Bearzot. Lui non c’era. Non fu mai chiaro se si trattò di una rinuncia da parte del giocatore, o se invece venne convinto a rinunciare. Lasciò comunque il testimone ad un giocatore pienamente degno di raccoglierlo, Gaetano Scirea. Diversi anni dopo, venne persino scritta una bellissima melodia da parte degli Stadio, intitolata Gaetano e Giacinto, due simboli di serietà e correttezza di cui sentiremo sempre la mancanza, e di cui rimarra’ ….”un eco nel vento, Facchetti e Scirea”.

Divenuto Presidente nel 2004, Giacinto ci lasciò il 4 Settembre del 2006. Chissà, forse assieme a Prisco avrà esultato per il nostro triplete del 2010.

 

Esordio in Serie A : 21/05/1961, Roma-Inter
Partite giocate in Serie A: 634 (tutte con l’Inter)
Gol segnati in Serie A: 75
Campione d’Italia: 1963, 1965, 1966, 1971
Coppe dei Campioni:  1964, 1965
Esordio in Nazionale: 27/03/1963, Turchia-Italia
Partite giocate in Nazionale: 94
Campione d’Europa: 1968

 

Economista, una vita in giro per il mondo, senza mai dimenticare la passione per l’Inter. Da sempre sportivo, tuttora tennista