Il futuro dell’Inter

La situazione oggi dell’Inter potrebbe essere riassunta con un sintetico “sotto processo”; sotto torchio infatti non solo allenatore, ma anche Presidente, dirigenza e, addirittura, staff medico. Infortuni, errori arbitrali, mancanze dei singoli, mercato sbagliato, deficienza di una figura forte che protegga la società o semplicemente stagione sfortunata in generale, sta di fatto che il momento no della squadra è ormai comprovato.

E mentre lascio l’analisi della situazione attuale a chi ha tempo da perdere con rebus e rompicapo per il momento irrisolvibili, mi dedico ad altro, prendendo ad esempio le due squadre più forti al mondo: Barcellona e Real Madrid che sono infatti pronte a ristrutturare i loro stadi (Camp Nou e Santiago Bernabeu). Questo significa, aggiustare, conservare, ammodernare. Risultato? Più tecnologia, più pubblico, più riscontro in termini di guadagno; la scontata conseguenza è un’ulteriore egemonia nel calcio europeo. Per promuovere e realizzare tutto questo servirà a Real e Barça ridurre i loro debiti (già lo stanno facendo) e armarsi di pazienza per le questioni burocratiche. Già da anni in Italia la pazienza non manca, ma ormai l’attesa diventa davvero servante per quanto riguarda la legge sugli stadi che è bloccata da anni senza tener conto che il  movimento calcio è uno dei primi contribuenti del fisco.

Si pensa comunque a stadi di proprietà nell’universo del calcio italiano per varie squadre: Lazio, Roma, Udinese, Siena, Atalanta e, ovviamente Inter.

C’è chi già il passo l’ha fatto, parlo dello Juventus Stadium, tanto “sbandierato” a Torino. Sicuramente una novità che merita di essere sottolineata. Specifichiamo che la proprietà dei terreni non è della società torinese, ma è una concessione (anche a poco prezzo) che ha ottenuto nell’area Continassa . Tanto è vero che a il centro commeciale Area 12 sorge a fianco dello Juventus Stadium e non all’interno, perché non è possibile farlo.

Una parentesi: lo Juventus Stadium è da imitare solo per la costruzione e non per l’educazione o la correttezza: ha infatti il record di multe per colpa dei propri sostenitori, sono già 203.000 euro. Pensate che dal 3 novembre lo Juventus Stadium è sotto diffida dopo le intemperanze nella notte della sconfitta contro l’Inter e già per quello deve pagare 50.000 euro.

Ma veniamo a noi. Oggi Inter e Milan “abitano” a San Siro, in quello stadio che era di proprietà rossonera finché nel 1947 l’Inter abbandonò l’Arena civica e si trasferì al Meazza che era appena diventato proprietà del Comune di Milano dopo averlo acquisito dallo stesso Milan. La storia ci insegna come oggi tutti gli stadi siano di proprietà comunale tranne l’Olimpico di Roma (CONI) e lo Stadio Giglio di Reggio Emilia (unico stadio in Italia di proprietà privata), e come il sogno di ogni club sia avere un proprio stadio che significherebbe polifunzionalità, sicurezza, efficienza, ecologia e tanto guadagno.

È chiaro che a Milano fino alla finale di Champions league del 2014 e sino all’Expo 2015, rimarremo conviventi a San Siro con i cugini rossoneri, poi le strade potranno finalmente dividersi. Come? Avevamo creduto di avere la risposta con l’arrivo dei cinesi (China Railway Construction Corporation) che avrebbero creato una partnership per la costruzione di un nuovo stadio in zona San Donato Milanese e avrebbe previsto il passaggio del 15% delle quote del club ai cinesi. Dal momento che l’affare pare sfumato, ci si appella ai russi di Rosneft che hanno appena firmato con la Saras di Moratti e quindi speriamo strascichi positivi verso il club calcistico.

A quel punto sarebbe utile la figura di Fassone, arrivato all’Inter per questioni di merchandising e per lo stadio, ma che per ora l’unica figura che ha fatto in società, è una bella figuraccia (vedi striscioni CN di mercoledì 17).