Follia e sentimento, un ritorno da Inter: gioco e mentalità

E’ scritto nelle stelle di chi ha l’animo strattonato da questa squadra, che non concede respiro. Nel destino di chi non ha il potere di gestire le proprie emozioni e lo accetta con i battiti accelerati e un sorriso velato dall’ansia di sfiorare la gloria e non trovarla mai. E’ sempre stato scritto all’orizzonte di chi un bel giorno ha scelto di concedersi a un amore che non conosce silenzio e banalità, che non si abbandona mai all’apatia. E’ scritto negli occhi di chi sa di dover soffrire, di passare tra le ombre, di sentirsi costantemente sull’orlo del buio, e poi di colpo si ritrova a urlare, a vivere il proprio sorriso, a riabbracciare il proprio animo tornato per un istante dal delirio di un sentimento indescrivibile.

INDIMENTICABILE – Risulta davvero complicato analizzare quanto accaduto a San Siro in modo lucido, senza lasciarsi andare al piacevole oblio di una serata tanto turbolenta quanto poetica. Ma l’Inter è così: sentimento e tremore, follia e armonia distribuite nello spazio di un istante. Qualcosa si era intuito già nei primi 20 minuti di una partita indimenticabile nel suo sviluppo. Perché quella scesa in campo di fronte ai 65 mila del Meazza era una squadra del tutto diversa da quella che aveva affrontato il Parma. Nessun timore reverenziale nei confronti di un avversario, il Tottenham, che in epoca recente ha collezionato più esperienza internazionale dei nerazzurri, dimostrando di potersela giocare con le più grandi d’Europa.

Sarà stata l’attesa logorante di questi anni, sarà stata la spinta come al solito trascinante dei tifosi, ancora una volta straordinari, sarà stato quel profumo diverso, che inevitabilmente si avverte quando questi appuntamenti si avvicinano. Ma l’Inter di Champions si è dimostrata tutt’altra cosa. Come se le difficoltà di una competizione così selettiva e impegnativa avessero riacceso la luce, come se quelle notti da leoni fossero tornate a reclamare la presenza di chi di queste sere ha scritto pagine importanti di storia.

CRESCITA – Gioco più fluente, umiltà nell’accettare la qualità tecnica dell’avversario, maggior movimento senza palla. Compattezza, trame offensive più evolute, corsa e abnegazione. Questo volevano i tifosi dell’Inter e questo hanno avuto. Ma c’è un elemento che più degli altri fa ben sperare: la capacità di reagire. Quella viene dalla testa, e non c’è modulo tattico che tenga. Dopo il gol subito contro il Parma sabato, Icardi e compagni si erano letteralmente dissolti come polvere al vento, come se la partita fosse finita al quell’incredibile tiro dai 40 metri di sinistro. Stasera, dopo qualche minuto di comprensibile scoramento dovuto al contraccolpo psicologico per aver subito una rete rocambolesca come quella di Eriksen, la squadra ha ripreso a giocare. A crederci. Certo, la strada è ancora lunga, lunghissima, e sarebbe delittuoso cambiare di colpo i giudizi sull’onda di queste splendide emozioni. Ma i passi avanti sono stati enormi. Ora serve confermarsi subito in campionato contro la Sampdoria, una squadra che attraversa un ottimo momento di forma. Se questa sera è nata un’altra Inter, lo scopriremo nel giro di qualche giorno. E poi, permetteteci di chiudere sui due simboli di stasera.

Inter - Tottenham
Inter – Tottenham

ICARDI – Mauro Icardi, prima di quel gol fantastico, si era visto poco, pochissimo. Qualche errore di troppo, corsa non sempre coordinata con il resto dei compagni, le mancanze che spesso gli si rimproverano sotto l’aspetto dell’aiuto ai compagni nel cucire gioco. Alla fine, però, il tabellino parla chiaro. E lui da quel punto di vista c’è sempre. Una partita in Champions League, un gol. E che gol. Da vero campione, sia per l’esecuzione, sia per il momento in cui è arrivato. Quel destro al volo da fuori area ha fatto esplodere San Siro e ha riacceso gli occhi di un mondo intero chiamato Inter. I capitani si vedono anche da questo.

VECINO – Nemmeno lui aveva brillato più di tanto. Ma per favore, quando si parla di Champions, tenetelo in campo fino alla fine. Perché tanto la prende lui. E’ stato lui a regalare questa notte al popolo nerazzurro quel 20 maggio all’Olimpico contro la Lazio, è stato lui, forse, a cambiare il volto della stagione dell’Inter. La Garra Charrùa non può mentire, perché è un sentimento indescrivibile a parole nella sua pienezza. Proprio come l’Inter.