Fassone: “Troppe tensioni con Mazzarri nel 2° anno, Mancini unica alternativa”

L’ex dg dell’Inter Marco Fassone interviene ai microfoni della trasmissione di Radio 24 ‘Tutti Convocati’. Nel corso del programma, Fassone risponde alle domande dei conduttori Carlo Genta, Giovanni Capuano e Pierluigi Pardo, partendo dal futuro e dal presente: “Per adesso mi godo un po’ di calcio senza lo stress da dirigente che è terribile. Cosa farò? Non ho idea, vediamo cosa mi riserva il futuro. Gli scenari sono tanti, salterò sul primo progetto interessante che mi capiterà”. Su un’eventuale candidatura alla Lega Serie A, Fassone aggiunge: “Una voce che ho letto, ma in realtà non c’è nulla di concreto. Nessuno mi ha chiamato nemmeno per un sondaggio, sono ipotesi senza riscontro”.

Ma quanto deve cambiare il calcio italiano nonostante la ripresa degli ultimi anni? “Secondo me il calcio italiano ha manifestato segni di ripresa dopo aver toccato il fondo, eravamo e siamo ancora molto indietro rispetto al calcio europeo che si è mosso meglio. C’è ancora strada da fare, riforme su cui lavorare, una rivoluzione da perseguire. Il giudizio su Carlo Tavecchio presidente è positivo perché la Figc nell’ultimo anno ha dato vita a una serie di riforme che non si erano mai viste, al di là degli scivoloni di comunicazione nei quali è incappato. La Lega si è ingessata dopo Calciopoli dandosi uno statuto dove si dava mandato all’assemblea di tutte le decisioni. Bisogna tornare ad essere più decisionisti, all’epoca di Adriano Galliani la Lega era il motore del calcio italiano. Maurizio Beretta e il direttore generale Marco Brunelli possono fare poco perché tutto deve passare dall’assemblea”. Ma cosa pensa Erick Thohir di Tavecchio? “Non voglio tradurre il pensiero del presidente che non avrà apprezzato certe parole. Ma un conto è la comunicazione un altro il Tavecchio presidente che voleva spiegare un concetto giustissimo sulla tutela dei vivai”.

Interviene anche Evaristo Beccalossi, al quale viene chiesto, così come a Fassone, se l’Inter vince il campionato: “Metterei la firma per il terzo posto”, dice il Becca; Fassone risponde: “L’Inter è stata costruita per andare in Champions, per il titolo ci sono squadre più attrezzate. Ma la vincente uscirà da una delle quattro al momento in vetta”. Ma era questa l’Inter pensata a inizio stagione? “Non è un caso che l’Inter sia migliorata nella fase difensiva, le prime pedine arrivate con Piero Ausilio sono stati Jeison Murillo eJoao Miranda. Quella di migliorare la difesa era la priorità, poi c’è Samir Handanovicche sta vivendo una delle sue stagioni migliori. Roberto Mancini lavora tantissimo sulla fase di costruzione. Quando si fanno tanti 1-0 giocando così così sul piano dello spettacolo va bene, sono quelle stagioni che spesso ti dicono bene, tanti scudetti sono stati vinti con inizi così”. E a proposito del tecnico e delle sue chiamate ai giocatori, aggiunge: “Molte sue telefonate sono state importanti, quando devi convincere i giocatori ad accettare la tua proposta pur non avendo tanti soldi, avere un mister convincente è importante. Lavora molto in team, non subisce le decisioni ma partecipa spesso e volentieri, diversi acquisti sono suggeriti da lui. Il nostro team comprendeva l’allenatore. Certo, alla fine abbiamo fatto anche dei compromessi tra idee e realtà, ma lui ha accettato. L’esperienza in Inghilterra gli ha giovato sul piano della managerialità, è un grande compagno di viaggio”.

Capitolo Champions, Fassone sottolinea: “In bilanci come quelli di Inter e Milan la partecipazione alla fase a gironi ha una incidenza relativa. Noi in Italia, per dire, abbiamo migliorato la cultura della partecipazione all’Europa League dove i risultati sono migliorati. Ci sono problemi nei preliminari e questo influenza il ranking del Paese”. Si parla anche delle sue ex squadre, partendo dal Napoli: “Quanto è difficile lavorare conAurelio De Laurentiis? Non più che con altri. Ha dimostrato coi numeri e i fatti di essere bravissimo ed è diventato sempre più competente in materia, e i suoi risultati sono stati sempre buoni. E’ un decisionista, dedica al Napoli tantissimo tempo. Se lo conosci, lavorare con lui non è complicato. Nulla esclude di tornare a lavorare insieme. Quando l’Inter ha preso Walter Mazzarri, penso che abbia provato a convincerlo a rimanere ancora, poi il malessere per il rifiuto ci può stare. Ma non era arrabbiato coi nerazzurri”.

Ma cosa non ha funzionato per Mazzarri all’Inter? “Nel primo anno non ha fatto male, considerato anche il contesto con la cessione societaria e i tanti giocatori in scadenza. L’anno successivo abbiamo provato a costruire una squadra più possibile su misura per lui, però si sono create delle situazioni ambientali di tensione col pubblico e coi media, e anche all’interno, che gli hanno impedito di esprimersi come potrebbe, al punto da arrivare alla sostituzione”. Su eventuali interventi a gennaio: “Non credo che manchi qualcosa a titolo di acquisti, magari a gennaio sarà fatto qualche aggiustamento. Però io ritengo che mettere altri centrocampisti sapendo che non ne giocano più di 3 e che già ci sono sei giocatori in rosa non sia utile, preferirei mandare Assane Gnoukouri a giocare altrove visto che con Felipe Melo non gioca più. A Thohir si deve spiegare sempre il perché degli investimenti, lui è molto razionale e quindi per dirti sì o no devi spiegargli bene i motivi. La rosa è ancora ampia e forse lui pensa che prima la rosa vada resa logica sul piano dei numeri”.

A Fassone viene anche chiesto un parere sugli esoneri di Beppe Iachini e Walter Zenga: “Maurizio Zamparini è uomo di calcio, avrà visto qualcosa di poco convincente nei metodi di Iachini e così Massimo Ferrero… Quando si prendono certe decisioni vengono sempre soppesate coi collaboratori. Zenga vicino all’Inter? L’anno scorso l’unico nome valutato come alternativa a Mazzarri era Mancini, se no ci saremmo mossi in altra maniera”. Si torna sull’addio di Mazzarri e sulla poca empatia creatasi con l’ambiente: “La panchina dell’Inter, specie in momenti come quelli del passaggio di proprietà, può creare questo carico di pressione che impedisce ad un tecnico di esprimersi come vorrebbe e come pensavamo potesse esprimersi all’Inter”.