Fabrizio Biasin: Inter di Spalletti, una squadra nuova tra psicologia e il giusto lato B

Di Inter che «partono bene» ce ne ricordiamo altre, quella dell’ultimo Mancini, per dire. Gli esperti dicono «Non durerà» e per una volta vincono loro: la squadra è psicologicamente fragile e dopo un girone d’andata da leccarsi i baffi si sbriciola come torta sabbiosa. Ci sono differenze con l’Inter spallettiana? Sì, tante.

La prima è evidente: Spalletti si fida di tutti i suoi giocatori perché altro non può fare, soprattutto in difesa.

La seconda è assai importante: la squadra che l’anno scorso faceva ridere i polli sembra avere imparato la lezione. Se una partita non prende la direzione giusta non è il caso di farsi venire l’ulcera, semmai è bene continuare a «provarci». Il lavoro psicologico del tecnico toscano pare evidente.

La terza è la più importante: la fortuna è fondamentale in tutti i campi della vita, figuriamoci nello sport del pallone rotolante. Quest’Inter ha la giusta dose di «culo» (e un bravo portiere).

Tutto questo significa che chi ha preceduto Spalletti (ovvero Pioli) era un incapace? No, affatto. Semmai significa che quest’anno la società ha deciso di perseguire la strada della logica e dell’organizzazione.

Ecco, Pioli. La sua Fiorentina ingrana, ha ancora tanti limiti ma una guida capace e buone individualità. I viola non vinceranno il torneo intergalattico, ma viste le premesse possono essere la vera e propria sorpresa del campionato.

Il tris di inutili considerazioni si chiude con la Roma, anzi no col Verona. I veneti regalano boccate di ossigeno a Di Francesco e devono riflettere su una scottante rivelazione che regaliamo a mister Pecchia: difendere non è tutto, ma a volte aiuta.

di Fabrizio Biasin