E’ sempre “Pazza Inter”: nerazzurri come Dottor Jekyll e Mister Hyde

Un punto che vale una vittoria. Un pareggio pesante come un macigno. La classifica rimane sempre deficitaria, il terzo posto è un po’ più lontano (sono otto i punti di distanza dalla coppia Lazio-Napoli), ma il secondo tempo dello Juventus Stadium è la strada giusta, la via da percorrere per risalire la china e giocarsi fino alla fine le chance terzo posto.

L’Inter conferma ancora una volta la sua pazzia, una sorta di Dottor Jekyll e Mister Hyde: impalpabile e timorosa nel primo tempo, colpita a freddo per la settima volta nei primi 15′ (record negativo di tutta la serie A), un pugile sul punto di crollare da un momento all’altro salvato solo dal gong (il fischio dell’arbitro Banti che ha mandato le squadre negli spogliatoi), combattiva e a tratti travolgente nella ripresa, dove ha messo sotto la squadra più forte d’Italia e ha anche avuto le occasioni per ribaltare la gara ed espugnare lo Juventus Stadium, come nella magica notte del 3 novembre del 2012.

Mancini ha il merito di riuscire a scuotere i suoi nell’intervallo, che rientrano in campo con il coltello tra i denti e, appena la Juve cala di intensità, alzano il ritmo e vengono fuori alla distanza conquistando un pareggio che lascia anche un po’ di rammarico. Chiaro segnale di come il Mancio stia cambiando la mentalità di questa squadra, intorpidita da un anno e mezzo di atteggiamento difensivo mazzarriano e che ora invece prova a vincere la gara su ogni campo e contro ogni avversario senza accontentarsi mai.

L’ingresso di Podolski a inizio ripresa scuote la squadra, ma è il goal di Icardi a cambiare l’andamento del match. Questa volta è la Juve a sbandare, stanca e tramortita, Mancini si rende conto che l’occasione è di quella ghiotte e nel finale butta dentro una punta, Osvaldo, al posto di un centrocampista Hernanes. La vittoria è nel dna del tecnico jesino e sta facendo di tutto per trasferirlo in una squadra spesso remissiva e con poca personalità. L’espulsione di Kovacic gli guasta i piani, ma ieri sera nel secondo tempo si è vista l’Inter che Mancini vorrebbe sempre vedere. Magari un po’ più cinica davanti alla porta, perché certe occasioni non si possono proprio sbagliare.

Ranocchia e compagni hanno assoluto bisogno di una vittoria per sbloccarsi mentalmente e togliersi di dosso la paura di sbagliare. “Vincere aiuta a vincere” la frase che ama ripetere l’allenatore e che è stata il mantra all’inizio della sua (prima) avventura sulla panchina nerazzurra. Nella calza della Befana niente carbone, ma un bel dolcetto che rende gustoso questo inizio di 2015. Se poi tra qualche giorno ad Appiano dovesse comparire la sagoma di Xherdan Shaqiri, allora sì che i tifosi nerazzurri possono tornare a sognare e a guardare con ottimismo questa seconda parte di stagione.

FONTEgoal.com